Domenica, 7 Marzo 2021
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Italiani scettici sull’Italia: i consumi frenano come mai dal 2014

Foto di repertorio

Non solo solo le agenzie di rating a essere scettiche sull’Italia, lo sono anche gli italiani stessi, che di conseguenza spendono di meno, facendo sì, di conseguenza, che i consumi crescano meno di quanto si aspetta il governo (stando al Documento economico-finanziario) e anche il Pil, la ricchezza prodotta dal Paese, sia inferiore rispetto a quanto preventivato. E’ lo scenario tratteggiato dal Cer per Confesercenti.

I consumi nel 2018 cresceranno solo dell’1%, il livello più basso dal 2014 (quando crebbero appena dello 0,3%), dice il Cer, sottolineando che si tratta di una crescita"inferiore all'1,4% auspicato dal Def». Secondo il Cer, inoltre, la debolezza proseguirà anche nel 2019 (+1%) e si accentuerà (+0,7%) nel 2020. 

Nel periodo 2018-2020 ci saranno minori consumi per 5 miliardi l’anno, rispetto alle previsioni del governo, che si tradurranno in una crescita del Lil pari a +1,3% nel 2018 (contro il +1,5% ipotizzato nel Def), +1,2% nel 2019 e +1,1% nel 2020.

L’eventuale rincaro dell’Iva ridurrebbe ulteriormente i consumi (e di conseguenza il Pil) fermandone la crescita a +0,8% l’anno prossimo e a +0,3% nel 2020 (il Pil di conseguenza varierebbe di +1% nel 2019 e di +0,8% l’anno successivo). Ma anche senza rincaro dell’imposta sul valore aggiunto, il Cer pronostica che solo nel 2021 gli italiani torneranno a spendere quanto nel 2007, cioè prima della crisi.

L’Italia è l’unica grande Paese europeo in cui si consuma meno che nel 2007: alla fine dell’anno scorso, le spese degli italiani erano del 2,7% più basse rispetto a quelle di 10 anni prima (in valore assoluto si tratta di circa 26,3 miliardi di euro in meno) mentre in Germania erano superiori del 10,9%, in Francia dell’8,6% e nel Regno Unito del 5,5%.

Gli italiani faticano a spendere perché sono scettici sulle prospettive dell’Italia: tra gennaio e agosto l’indice di fiducia delle famiglie è sceso dello 0,3%, contro la crescita del 2,6% registrata nello stesso periodo del 2017. Il calo di ottimismo degli italiani – che scoraggia le decisioni di spesa - è dovuto ad un quadro economico percepito come meno favorevole. Disaggregando le componenti relative al clima economico e al clima futuro, infatti, le contrazioni registrate dall’indice di fiducia nei primi 8 mesi di quest’anno sono ancora più accentuate (rispettivamente -4,5 e -1,6 punti).

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