Lunedì, 19 Aprile 2021
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Capitali in fuga dall’italia, Genova e Taranto vanificano l’appeal perseguito dal governo

Il sottosegretario di Palazzo Chigi Giancarlo Giorgietti ha già prontamente lanciato l’allarme su possibili difficoltà per l’Italia sui mercati finanziari internazionali, il governo si sta muovendo per evitarle ma in questi primi mesi la sua linea d’azione non ha rassicurato i capitali stranieri.

In 2 mesi gli investitori si sono disfatti di titoli italiani per 72 miliardi, secondo quanto rilevato dalla Banca centrale europea. A maggio, prima della formazione del governo Conte, i disinvestimenti in Italia sono ammontati a 34 miliardi, il mese dopo, col nuovo governo in carica, a 38. Gli investitori hanno dismesso sopratutto, anche se non solo, titoli di debito pubblico, per un importo di 25 miliardi a maggio e 33 a giugno.

Il ritmo dei disinvestimenti non era così alto dal 2012 (governo Monti) e la quota di Bot e Btp in mano straniera è scesa in 2 mesi dal 33,4% al 30,8%. Anche se l’agenzia di rating Moody’s ha posticipato all’autunno, alla manovra economica del governo, il giudizio sull’affidabilità finanziaria dell’Italia, gli investitori dimostrano di avere forti dubbi sull’Italia.

Il governo guarda alla Cina ma ponte Morandi e caso Ilva disincentivano gli investimenti in Italia: l’istituzione della Task Force Cina presso il Ministero dello Sviluppo economico per attrarre capitali dal gigante asiatico si scontra con l’intenzione di nazionalizzare le autostrade visto che Pechino ha già investito capitali proprio in Atlantia (la holding cui fa capo Autostrade per l’Italia a cui si vuole revocare la concessione per la gestione delle autostrade) tramite il fondo Silk Road Fund (stesso discorso vale per gli investimenti che il premier Giuseppe Conte confida di attrarre dagli Usa in seguito all’incontro con Donald Trump, visto che tra i soci di Atlantia c’è pure il fondo di investimento americano Black Rock). Allo stesso modo la definizione ‘delitto perfetto’ che Luigi Di Maio ha affibbiato alla cessione dell’Ilva di Taranto ad Arcelor-Mittal (talmente interessata al più grande impianto siderurgico d’Europa da aver ceduto altri stabilimenti di sua proprietà in Europa per ottenere l’ok all’acquisto dall’Antitrust europeo) alimenta un clima di incertezza su qualsiasi investimento in Italia: come è possibile veicolare capitali nella penisola se un affare fatto viene rimesso in discussione e definito un delitto (convocando un tavolo aperto a 62 interlocutori)?

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