Domenica, 11 Aprile 2021
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

La fuga di cervelli ora è un problema: sanità pubblica senza "ricambio"

Tra i cervelli che fuggono dall’Italia, secondo dati Istat, molti appartengono a professionisti del settore sanitario che sempre più chiedono al Ministero della Salute la documentazione utile per esercitare all’estero. I professionisti della sanità che guardano all’estero sono cresciuti del 596% dal 2009 al 20014, le relative richieste al Ministero erano 396 nel 2009 e sono salite a 2363 nel 2014.

Circa mille laureati o specialisti emigrano ogni anno: nel 2015 ai soli laureati in Medicina e Chirurgia il Ministero della Salute ha rilasciato 1112 attestati di conformità, oltre ai quali lo stesso Ministero ha rilasciato anche 1724 attestati di good standing. Nel Regno Unito General Medical Council ha censito oltre 3000 medici italiani in servizio, pari a una quota dell’1,1% degli iscritti nel 2014 (dal 2014 al 2015 sono aumentati di circa altre 200 unità). 

La formazione di un medico in Italia costa intorno a 150.000 euro e la loro emigrazione rappresenta un danno non solo in termini di mancato ritorno sull’investimento legato alla loro formazione ma anche di potenziale minor sviluppo scientifico e culturale per l’Italia.

Nel 2017 l’età media dei medici ospedalieri sarà superiore a 55 anni, la più alta d’Europa e la seconda al mondo dopo Israele. L’assunzione di personale è limitata in base ai vincoli introdotti con la legge 191/2009 e da quell’anno al 2014 i medici dipendenti a tempo indeterminato sono diminuiti di 7.000 unità mentre sono aumentate le assunzioni di specialisti convenzionati o con contratti atipici. Nei prossimi 10 anni circa 47.300 medici specialisti del Servizio Sanitario Nazionale e circa 30.000 medici di medicina generale (cioè medici di famiglia) andranno in pensione.
 

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