Venerdì, 30 Luglio 2021

L'Unione Europea "ci costa" 5,4 miliardi

Foto di repertorio

La Corte dei Conti segnala che il divario tra quanto l’Italia versa all’Unione europea e quanto percepisce dalla stessa Ue si sta allargando. Le misure di Bruxelles in favore dell’Italia sono infatti diminuite, nel 2014, del 15,1%, molto più di quanto (-7,5%) sia diminuito il contributo che l’Italia paga quale ‘quota associativa’, per così dire, a Bruxelles.

Nel 2014 per l’Italia il saldo versato/ricevuto è stato negativo per 5,4 miliardi, vale a dire che attraverso i vari programmi di intervento dell’Unione l’Italia ha ricevuto una somma complessiva di 5,4 miliardi inferiore rispetto a quella che ha versato in quanto componente della stessa Ue (15,9 miliardi). L’anno precedente l’Italia aveva già versato più di quanto avesse ricevuto, ma il saldo era stato negativo ‘solo’ per 4,9 miliardi.

L’Italia ha ricevuto meno fondi comunitari per i programmi di “Coesione economica, sociale e territoriale”, cioè quelli mirati a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle sue Regioni, e per i programmi “Competitività per la crescita e l’occupazione”. I contributi per la coesione economica sono scesi del 30% circa rispetto al 2013, e sono dunque ammontati in tutto a 4 miliardi, quelli per la competitività sono stati inferiori del 21% rispetto all’anno precedente e si sono dunque limitati a un contributo di 700 milioni.

Nel 2014 l’Italia ha pagato 1,2 miliardi per l’Inghilterra, 300 milioni in più (il 29% in più) rispetto al 2013. Questo perché in virtù di un accordo stipulato tra gli Stati dell’allora Cee nel giugno 1984 a Fointanbleau, Londra gode di una serie di esenzioni all’interno della Ue che gli altri soci dell’Unione sono chiamati a compensare. L’Italia non è l’unica a pagare al posto degli inglesi, ma secondo i magistrati contabili, dal 2008 al 2014  la cosiddetta ‘correzione britannica’, cioè il regime di cui beneficia l’Inghilterra, è costata alle casse italiane 6,7 miliardi.

Col Piano Juncker arriveranno 1,7 miliardi all’Italia attraverso i quali il governo conta di attivare 29 iniziative che generino investimenti per 12 miliardi. Il Piano interesserà 20mila piccole e medie imprese italiane.

I fondi europei per l’Italia vengono anche spesi male, secondo la Corte dei conti. Le irregolarità fraudolente sono passate da 633 nel 2013 a 710 nel 2014 (da 633 a 710), con una incidenza finanziaria totale, pari a 176 milioni di euro, salita del 74%. Le irregolarità non fraudolente, cioè l’uso malaccorto e irregolare dei fondi europei senza però la consapevolezza e l’intenzione di compiere frodi, sono cresciute nello stesso arco di tempo del 101%.
 

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