Sabato, 24 Luglio 2021

Italia contributore netto della Ue, ma la Brexit può farle perdere 50 miliardi di fondi

Foto di repertorio

L’Italia è tra i Paesi che maggiormente contribuiscono al bilancio dell’Unione europea, come è emerso nel corso dei negoziati avviati tra i 27 Paesi (più il Regno Unito ancora fino al 2019) che fanno parte della Ue per fissare il prossimo bilancio dell’Unione stessa (per il periodo 2020-2027).

L’Italia è il quarto contributore dell’Ue, dopo Germania, Francia e Regno Unito. Dal 2001 al 2016 il saldo tra quanto conferito e quanto ricevuto è sempre stato negativo, con un picco passivo nel 2011 di quasi 6 miliardi di euro; anche nel 2016 il gap si è confermato a sfavore del bilancio italiano per 2,3 miliardi, con quasi 14 miliardi versati e poco più di 11,5 ricevuti.

L’Italia rischia di perdere fino a 50 miliardi dalla Ue in 7 anni per ripianare la Brexit: l’uscita del Regno Unito comporterà infatti il venir meno di risorse per 11 miliardi e a fronte di queste minori risorse la Ue intende ridurre i fondi di coesione e quelli destinati alla Pac (la politica agricola comune). Per i fondi si ipotizzano tagli del 15 o del 30% che comporterebbero nella migliore delle ipotesi, la fine di ogni risorsa oggi girata dalla Ue alle Regioni del Nord Italia (più di 10 miliardi) e, nel peggiore dei casi, la fine delle risorse della Ue per tutta l’Italia (con una perdita totale per il Paese di oltre 40 miliardi). Per l’agricoltura le perdite potrebbero aggirarsi sui 9 miliardi. In termini assoluti, le maggiori economie sborsano contributi più alti, con circa il 75% dei pagamenti che vengono calcolati sul Pil lordo dei paesi.

Nella Ue ci sono 7 Paesi che ricevono più fondi di quanti ne versino alla stessa Unione. Dietro la Romania, la più avvantaggiata, vi sono i cosiddetti 4 di Visegrad, cioè Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. Segue la Spagna, che pure è la quinta economia della Ue. Molti Stati dell’Unione, tra cui Italia e Germania, chiedono di tagliare i flussi dei fondi Ue destinati al quartetto di Visegrad visto il rifiuto di quei Paesi di rispettare gli impegni presi in Europa.

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