Domenica, 25 Luglio 2021

Il Jobs Act non "tira": ridotti gli sgravi, diminuiscono i contratti di lavoro stabili

Infophoto

Ridotti gli incentivi del Jobs Act, a gennaio e febbraio di quest’anno il flusso delle assunzioni ha avuto una brusca frenata, perché l’esenzione dal versamento dei contributi non è più totale per i primi 3 anni di lavoro ma è stata portata al 40% e solo per i primi 2 anni.

A gennaio i contratti stabili sono calati del 39,5%: le assunzioni a tempo indeterminato, secondo l’Osservatorio sul precariato dell’Inps, sono state infatti 106.697 contro le 176.239 del gennaio 2015. Allo stesso modo, le trasformazioni di rapporti a termine in rapporti a tempi indeterminato sono scese da 43.445 a 41.221. A febbraio, poi, 92mila lavoratori stabili hanno smesso di lavorare.

Il ricorso ai voucher è cresciuto del 36,4% da gennaio 2015 a gennaio 2016. Consentiti per il pagamento di prestazioni di lavoro accessorio, a gennaio 2016 ne sono stati venduti 9.227.589, per circa due terzi, 6,1 milioni, nel Nord Italia. 

Oggi un lavoratore stabile costa il 5% in meno di uno a termine, ma il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha annunciato che questo spread verrà aumentato in futuro: "Dal 2018 il costo di un contratto stabile dovrà essere in ogni caso strutturalmente inferiore ad uno a termine" ha dichiarato.

Il costo di un lavoratore stabile non è computato nella base imponibile Irap e questo fa sì che un dipendente a tempo indeterminato all’azienda convenga più di uno a termine (con un risparmio, appunto del 5%), ma Poletti non si è sbilanciato sulle modalità con cui il governo intende rendere ancora più conveniente, per il futuro, la stipula di contratti stabili e permanenti.

Si parla di
Sullo stesso argomento

Il Jobs Act non "tira": ridotti gli sgravi, diminuiscono i contratti di lavoro stabili

Today è in caricamento