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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Le nuove regole per la tutela del lavoratore autonomo

Approvate definitivamente le «Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato», cioè il cosiddetto Jobs Act per i lavoratori autonomi che non siano imprenditori (inclusi coltivatori diretti, artigiani, piccoli commercianti e chi esercita attività professionale in proprio o con la collaborazione di familiari).

I lavoratori in proprio potranno dedurre al 100% le spese di formazione in sede di adempimenti fiscali. Rientrano tra le voci deducibili le spese sostenute per certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità, partecipazione a convegni e congressi, corsi di aggiornamento professionale, corsi di formazione e iscrizione a master. Le spese per servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità sono deducibili fino alla soglia dei 5mila euro l’anno, per le altre spese per cui è consentita la deduzione la soglia sale a 10mila euro l’anno. Sono interamente deducibili le spese per assicurarsi per il mancato pagamento di prestazioni di lavoro autonomo sostenute da lavoratori autonomi con a partita Iva.

I lavoratori autonomi potranno godere dei fondi strutturali europei al pari dei professionisti, dei piccoli imprenditori e delle Pmi. Potranno quindi accedere ai PON (Programmi Operativi Nazionali) e ai POR (Programmi Operativi Regionali) sostenuti da uno o più tra: Fondo Sociale Europeo (FSE), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

In caso di malattia e infortunio il lavoratore autonomo avrà 150 giorni durante i quali potrà sospendere l’attività svolta in forma continuativa neo confronti di un committente. Lo stesso periodo è riconosciuto alle lavoratrici autonome in gravidanza. In questo periodo il lavoratore autonomo non maturerà alcun corrispettivo Ove la malattia o infortunio impediscano lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni, vi sarà la sospensione del versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino a un massimo di 2 anni (dopo questo periodo il lavoratore dovrà però versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione in numero di rate mensili pari a tre volte i mesi di sospensione).

Le lavoratrici autonome in dolce attesa o neomamme potranno emettere fattura anche nei 2 mesi precedenti il parto e nei 3 mesi successivi ad esso, senza perdere l’indennità di maternità che copre quei periodi protetti. In caso di maternità la lavoratrice autonoma potrà anche farsi sostituire da altre lavoratrici autonome di sua fiducia o, eventualmente, da soci, purché in possesso dei requisiti professionali richiesti dal committente.

Il lavoro autonomo sarà più tutelato nei confronti del committente cui viene negata «la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza un congruo preavviso» nonché la possibilità di fissare, anche d’intesa col lavoratore autonomo «termini di pagamento superiori a 60 giorni». Inoltre, il contratto dovrà essere scritto, altrimenti il lavoratore autonomo potrà agire per chiedere il risarcimento danni anche promuovendo un tentativo di conciliazione presso gli organi competenti.

Ancora: «Salvo il caso in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo compensata, i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali e a invenzioni realizzati nell’esecuzione del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, secondo le disposizioni di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, e al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30». Le amministrazioni pubbliche che indicano appalti pubblici, infine, dovranno garantire che tali appalti siano aperti anche agli autonomi.
 

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