Sabato, 16 Ottobre 2021

Grazie alle tecnologia il giro d’affari della contraffazione tocca i 461 miliardi di dollari. Ma le aziende italiane corrono ai ripari

La tecnologia un veicolo straordinario per il commercio, ma l’aumento degli scambi che i social network consentono offre spazi anche per allargare il giro d’affari delle merci contraffatte. Ma le aziende italiane sono in prima linea nel contrastare questo mercato illegale.

Il mercato del falso vale 461 miliardi di dollari in tutto il mondo, il 2,5% del totale degli scambi commerciali mondiali annui, secondo i dati dell’ultimo report 2016 dell’Organizzazione per lo sviluppo economico - Ufficio proprietà intellettuale. In Europa il danno del fake, le merci contraffatte, vale 85 miliardi di euro (116 miliardi di dollari).

Il 20% dei prodotti di lusso su Instagram è fasullo, secondo quanto emerge dallo studio «Social Media and Luxury Goods Counterfeit»  condotto da Andrea Stroppa, security researcher per il World Economic Forum, con Daniele di Stefano e Bernardo Perrella. WhatsApp o WeChat sono i canali più usati per perfezionare la compravendita dei prodotti messi in mostra. 

I marchi più contraffatti sono quelli di fascia luxury: Chanel, Louis Vuitton, Prada, Fendi, ma anche Gucci, Bulgari, Burberry, Dior e i marchi di Luxottica Ray Ban e Oakley, secondo lo studio. Russia, Cina, Malesia, Ucraina e Indonesia sono invece i Paesi più attivi nella produzione e smercio di ‘tarocchi’.

Oltre 1 milione di acquirenti in tutto il mondo già si cautela sull’acquisto verificando che l’etichetta del prodotto di proprio interesse sia stata rilasciata effettivamente dall’azienda cui fa capo il brand del prodotto stesso, L’azienda italiana Certilogo ha messo a punto un sistema grazie al quale basta connettersi al sito www.certilogo.com o usare l’App Certilogo, registrarsi tramite Facebook, Google + o con un account di posta valido, e inserire il codice Certilogo per avere la certezza che il prodotto scelto sia davvero autentico. Maison come Ferragamo hanno sviluppato in proprio chip che garantiscono la tracciabilità del prodotto. Ad Arezzo l’azienda Cabro si è assicurata la licenza di un inchiostro termocromico che si può applicare a filati, pelle e plastica e che grazie a raggi ultravioletti svela un codice numerico con cui avere conferma dell’autenticità della merce.

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