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Domenica, 28 Novembre 2021

Naspi, chi ha diritto all'assegno di disoccupazione e per quanto tempo

In virtù della riforma Fornero, dall’1 gennaio 2017 i lavoratori che sono incorsi in un licenziamento collettivo non possono più essere collocati in mobilità ma possono usufruire, se in possesso dei requisiti, della Naspi, che dall’1 maggio 2015 sostituisce la vecchia Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego).

La Naspi è l’indennità di disoccupazione erogata a ex lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il loro lavoro (non vale cioé per chi si sia dimesso volontariamente o abbia risolto consensualmente il rapporto di lavoro). La Naspi è prevista per:

- dipendenti a tempo determinato delle pubblica amministrazione;
- apprendisti;
- soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato;
- personale artistico con rapporto di lavoro subordinato.

La Naspi vale solo in due casi di dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Secondo quanto precisa l’Inps, "il lavoratore ha diritto all'indennità nelle ipotesi di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità - da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del figlio - ovvero di dimissioni per giusta causa". 

In caso di risoluzione consensuale, il lavoratore può godere della Naspi: 
a) se la risoluzione è «intervenuta nell'ambito della procedura conciliativa presso la Direzione Territoriale del Lavoro; 
b) "nell’ipotesi di licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione proposta dal datore di lavoro entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento"; 
c) "qualora intervenga a seguito del rifiuto del lavoratore al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici".

La richiesta della Naspi va effettuata entro 68 giorni dalla perdita del posto di lavoro per via telematica tramite sito web Inps, compilando un form al quale si accede col codice Pin; contact center integrato Inps-Inail; enti di patronato. Per poter inoltrare la domanda occorre essere in possesso dello stato di disoccupazione (che viene certificato dal Centro per l'impiego); aver versato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione; aver maturato almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

L’importo della Naspi è prestabilito e comunque mai superiore ai 1300 euro al mese. Nel dettaglio, riferisce l’Inps, l’importo è pari "al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, se questa è pari o inferiore ad un importo stabilito dalla legge e rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice ISTAT (per l'anno 2015 pari ad €1.195,00); al 75% dell'importo stabilito (per l'anno 2015 pari ad €1.195,00) sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile imponibile ed euro 1.195,00 (per l'anno 2015), se la retribuzione media mensile imponibile è superiore al suddetto importo stabilito". 

Per calcolare l'importo dell'assegno di disoccupazione bisogna dividere la retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicare il quoziente ottenuto per il coefficiente numerico 4,33.

La Naspi può esser corrisposta al massimo per 2 anni quando non venga corrisposta per periodi inferiori. Ciascun lavoratore ha infatti diritto alla Naspi per un periodo massimo pari alla metà delle settimane coperte da contribuzione nei 4 anni che precedono il giorno della cessazione del lavoro. L'assegno non viene più erogato quando il lavoratore ha percepito tutte le giornate d’indennità che gli spettano, comincia un nuovo lavoro, non figura più nelle liste di disoccupazione o diventa titolare di pensione.

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