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Domenica, 4 Dicembre 2022
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

L’Italia è il Paese più generoso dell’Ocse nel distribuire pensioni di reversibilità

Il Pension Outlook dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo rileva che l’Italia è il Paese che spende di più tra i 35 maggiormente sviluppati (i membri della stessa Ocse) per le pensioni di reversibilità, quelle cioè destinate a chi è sopravvissuto al/alla coniuge titolare della pensione stessa (il beneficiario che subentra percepisce il 60% di quanto riconosciuto all’avente diritto deceduto/a). Le pensioni di reversibilità in Italia pesano per il 2,6% del Pil, esattamente quanto in Grecia (2,6%), prima a pari merito, e un po’ più che in Spagna (2,3%). Appena fuori dal podio si colloca la Danimarca, dove però il 2% di Pil assorbito dalle pensioni di reversibilità grava su un sistema al 100% privato (diametralmente opposto a quello dell’Italia).

Le pensioni di invalidità costano quasi 42 miliardi, un sesto della spesa pensionistica totale italiana (che ammonta nel complesso al 15,2% del Pil), cioè circa il doppio della media dell’Ocse. Percepiscono pensioni di reversibilità 4,4 milioni di italiani, ai quali la reversibilità viene riconosciuta a prescindere dall’età (negli Usa è riconosciuta solo se la persona che subentra nell’erogazione ha almeno 60 anni, in Lituania se ha a sua volta l’età pensionabile, in quel Paese fissata a 63 anni).

L’Italia ha anche la più alta aliquota dell’Ocse di contributi obbligatori al sistema pensionistico: 33% contro il 31% dell’Ungheria (seconda) e, via via, il 28% della Spagna, il 25,4% della Francia e il 18,7% della Germania. Il reddito dei pensionati italiani è pari all’83% del reddito in età di lavoro ed è il terzo più alto dell’Ocse, dopo Danimarca (86,4%) e Olanda (96,9%), dove però gli schemi pensionistici obbligatori privati sono predominanti rispetto a quello pubblici (71,6% contro 14,8% e 68,2% contro 28,7% rispettivamente) nel fornire sostentamento ai pensionati. Tassi di sostituzione di sistemi pensionistici pubblici analoghi a quelli italiani, ma inferiori, si registrano in Austria (78,4%), Lussemburgo (77%) e Portogallo (74%).
 
 

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