Martedì, 27 Luglio 2021

Le pensioni degli italiani: aumentano quelle di anzianità, calano quelle di vecchiaia

Foto di repertorio

All’1 gennaio 2016 i pensionati in Italia, secondo l’Inps, sono 18 milioni e 136.850, 14 milioni e 312.595 dei quali di natura previdenziale, cioè con pensioni erogate in seguito al versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti), negli anni di lavoro.

Per le pensioni private nel 2015 sono stati erogati 196,8 miliardi di euro, 176,7 dei quali pagati dalle gestioni previdenziali. La somma non comprende però le pensioni pubbliche e quelle ex Enpals. Oltre la metà delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati delle quali, quella di maggior rilievo (97,2%), è il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, che gestisce il 50,4% del complesso delle pensioni erogate e il 63% degli importi in pagamento. 

Le gestioni dei lavoratori autonomi erogano il 27,4% delle pensioni per un importo in pagamento del 23,8% mentre le gestioni assistenziali gestiscono il 20,7% delle prestazioni con un importo in pagamento di poco superiore al 10% del totale.

Il 64,3% delle pensioni private è di importo inferiore a 750 euro e la maggior parte degli 11 milioni 595.308 percettori di questi trattamenti sono pensionati effettivi. Solo 5 milioni e 322.007 persone (il 45,9%) beneficiano di tali importi per via di requisiti reddituali base e quindi a titolo di integrazione al minimo, maggiorazione sociale, pensione e assegno sociale e pensione di invalidità civile.

Le pensioni private fino a 750 euro sono più diffuse tra le donne che tra gli uomini: su 100 donne che percepiscono un trattamento previdenziale o assistenziale, infatti, sono 77,1 quelle che ricevono massimo 750 euro, mentre tra gli uomini il numero scende a 45,2 ogni 100. 

Giù dell’1,7% le pensioni di vecchiaia, quelle d’anzianità sono cresciute del 72,87%, perché sempre più spesso, dalla riforma Fornero, le pensioni vengono percepite appena possibile smettere di lavorare, cioè al raggiungimento di una certa età e del numero di anni contributivi fissato per legge, piuttosto che al raggiungimento dell’età in cui non si può più lavorare. Le pensioni di vecchiaia (impossibilità di lavorare) sono infatti scese dalle 92.429 del 2014 alle 90.849 del 2015, mentre quelle di anzianità sono state rilasciate, nello stesso periodo, a 219.539 nuovi beneficiari.

L’età media di decorrenza della pensione è salita a 65,4 e 60,6 anni (dato del primo bimestre 2016) rispettivamente per i trattamenti di vecchiaia e di anzianità, contro i 62,9 e 59,1 anni del 2010. Metà media dei pensionati nel 2015 è stata di 73,6 anni.

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