Domenica, 19 Settembre 2021

Come funziona la ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto è una trattenuta sul compenso per prestazioni effettuate al di fuori di un rapporto di lavoro dipendente o di una prestazione professionale per la quale si è aperta una partita Iva. Riguarda tipicamente lavori ‘secondari’ fatti per arrotondare quanto si guadagna col proprio lavoro principale.

Sono soggetti a ritenuta d’acconto i lavoratori autonomi ma non solo: anche i professionisti che non rientrino nel regime forfettario devono applicare la ritenuta d’acconto, inserendo l’apposita voce nella fattura. La stessa Irpef mensile applicata ai lavoratori dipendenti è di fatto una ritenuta d’acconto, cui sono soggetti anche i redditi da capitale.

La ritenuta è del 20% e può essere applicata a titolo di acconto o a titolo d’imposta. Ci sono diversi tipi di ritenute:

  • sulle prestazioni occasionali;
  • sui redditi di lavoro autonomo ai fini Irpef;
  • sulle fatture tra titolari di partita Iva (ove lo preveda il regime cui sono iscritti i vari titolari di partita Iva).

La ritenuta d’acconto per lavori occasionali vale per compensi fino a 5mila euro l’anno (si intendono i compensi percepiti da tutti coloro per i quali si sia lavorato, non da ciascun singolo cliente) e per prestazioni fino a 30 giorni totali entro l’anno solare (anche in questo caso, i 30 giorni si intendono riferiti all’insieme dei clienti). Ove siano superati questi 2 limiti, chi non sia iscritto all’Inps (o ad altro ente di previdenza) dovrà iscriversi alla Gestione Separata e versare i contributi relativi a quanto percepito oltre la soglia dei 5 mila euro.

Chi beneficia di lavoro occasionale deve versare la ritenuta d’acconto entro il 16 del mese successivo e quindi può chiedere al prestatore d’opera occasionale di fornire ricevuta per il lavoro svolto anche prima che quel lavoro sia effettivamente svolto. In ogni caso, qualunque sia il momento di consegna, la ricevuta deve indicare:

  • i vostri dati del lavoratore occasionale;
  • i dati del committente;
  • il tipo di lavoro commissionato e il compenso lordo;
  • l’importo della ritenuta d’acconto;
  • il netto dovuto al prestatore d’opera occasionale.

La ritenuta d’acconto va pagata tramite F24 utilizzando i codici tributo identificativi del tipo di reddito corrisposto, reperibili sul sito dell’Agenzia delle entrate. Il pagamento deve essere effettuato dal committente entro il 16 del mese successivo a quello dello svolgimento della prestazione (o il primo giorno utile successivo, in caso il 16 sia festivo); entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui ha pagato il prestatore d’opera occasionale, il committente deve inoltre consegnare a quest’ultimo la Certificazione Unica con la quale sono attestate le ritenute operate (a prescindere dal loro effettivo versamento). Tale certificazione va poi trasmessa all’Agenzia delle entrate entro il 7 marzo in via telematica e poi inviata alla persona con cui si è collaborato. Infine, entro il 31 luglio il committente  deve presentare il modello 770 in cui riporta tutte le ritenute operate, gli estremi dei versamenti e i soggetti che l’hanno ricevuto.

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