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Sabato, 28 Gennaio 2023
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Salari giù in Italia e Ue: tutto più caro per i lavoratori europei

I salari perdono valore in Europa, Italia compresa, e ne guadagnano invece in Cina e se questo può ridurre il vantaggio competitivo dell’export del Dragone, perché il maggior costo degli stipendi si riversa sul costo finale dei prodotti, dall’altro lato riduce ovviamente il potere d’acquisto dei lavoratori europei (e il rincaro del made in China peggiora le cose).

In 7 Paesi della Ue i salari oggi sono più bassi di 8 anni fa, secondo quanto rileva una ricerca pubblicata oggi dall'istituto associazione europea sindacati (ETUI) e dalla Confederazione europea dei sindacati (CES). La ricerca mostra anche che in 18 Paesi dell'Unione europea (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia) i salari sono invece cresciuti, ma molto più lentamente nel corso dei 7 anni successivi alla crisi globale del 2008. Solo in 3 paesi - Germania, Polonia e Bulgaria - gli aumenti salariali reali del periodo 2009-2016 hanno superato quelli del 2001-2008.

L’Italia è tra i Paesi in cui i lavoratori hanno perso potere d’acquisto perché i salari reali, cioé al netto dell’inflazione, sono diminuiti. Per ciascuno degli anni dal 2009 al 2016, i lavoratori italiani hanno perso lo 0,3% del loro potere d’acquisto, ma sono comunque quelli che hanno visto ridursi di meno il lavoro del proprio stipendio. I salari reali sono diminuiti ogni anno in media del 3,1% in Grecia, dell’1% in Croazia, dello 0,9% in Ungheria, dello 0,7% in Portogallo, dello 0,6% a Cipro e dello 0,4% nel Regno Unito.

I salari cinesi sono ormai vicini a quelli di Portogallo e Grecia, secondo  la ricerca di Euromonitor International. Tra il 2005 e il 2016 il salario orario medio in Cina è inoltre triplicato e oggi la retribuzione per un’ora di lavoro in Cina è superiore a quella di tutti i paesi dell’America latina (tranne il Cile) e pari al 70% di quella dei Paesi più deboli dell’Eurozona (quali Portogallo e Grecia).

Salari cinesi più alti rende meno competitivo e meno accessibile il Made in China e dunque se da un lato riducono la pressione della concorrenza cinese sulle imprese del resto del mondo perché alzano i prezzi di quanto prodotto in quel Paese, dall’altro riducono ulteriormente le possibilità di acquisto dei lavoratori europei. Aumenti dei salari inferiori al costo della vita erodono già di per sé le possibilità di spesa dei lavoratori europei e l’aumento di merci tradizionalmente a buon mercato come quelle cinesi riducono anche i margini di acquisti low cost.
 

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