Sabato, 31 Ottobre 2020
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

La sanità pubblica cara e lenta scoraggia 4,3 milioni di italiani

Quasi 8 italiani ogni 100 rinunciano a curarsi attraverso il Servizio Sanitario Nazionale per motivi economici e liste di attesa troppo lunghe secondo quanto rilevato dal Rapporto 2015 dell’Osservatorio Civico sul federalismo in sanità, realizzato dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Circa 4,3 milioni di italiani (7,2%) rinunciano a curarsi per motivi economici (5,1%, ovvero circa 2,7 milioni di persone), liste di attesa e ticket. Le rinunce sono più frequenti al Sud (11,2%) e, a seguire, al Centro (7,4%) e al Nord (4,1%). 

TROPPA ATTESA - I tempi di attesa variano in base alla località e alla prestazione: una visita ortopedica arriva in poco più di un mese nel Nord-Est e richiede quasi 2 mesi al Centro; una prima visita cardiologica con elettrocardiogramma viene effettuata dopo 42,8 giorni nel Nord-Ovest al massimo e dopo 88 giorni al Centro; per l’ecografia completa all’addome si attende 57 giorni nel Nord Est e 115 giorni al Centro; per la riabilitazione motoria si va dai quasi 13 giorni del Nord Est ai quasi 69 giorni del Sud. In generale, su un campione di 16 prestazioni sanitarie, i tempi minimi di attesa si registrano tutti nel Nord Est o Nord Ovest, i tempi massimi, in 12 casi su 16, sono segnalati al Centro. Nel Sud, e in particolare in Puglia e Campania, i cittadini ricorrono più di frequente agli specialisti privati per tagliare i tempi.

I COSTI - I ticket per prestazioni sanitarie variano di Regione in Regione in modo anche sensibile: su 16 identiche prestazioni sono stati rilevati ticket più bassi nel Nord Est (per 10 su 16 prestazioni), quelli più elevati nel Sud (per la metà delle prestazioni). L’importo del ticket varia sia sulla farmaceutica che sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali: nel 2014 si sono registrati un +4,5% dei ticket sui farmaci e -2,2% sulle prestazioni specialistiche. 

I TICKET - Il livello di compartecipazione dei cittadini ai ticket fra 2013 e 2014 è diminuito solo nella provincia autonoma di Trento (-5,6%), in Sicilia (-2,2%), Piemonte (-2%) e Liguria (0,8%). In Valle d’Aosta si registra invece un +11,9%. Gli italiani pagano in media oltre 50 euro come quota di compartecipazione in tutto il Nord e il Centro, tranne che in Piemonte, Marche e provincia autonoma di Trento, con punte vicino ai 60 euro in Veneto e Valle D’Aosta, e in media 42 euro al Sud. Al Nord il ticket sulla farmaceutica va dai 2 ai 4 euro. Emilia Romagna, Toscana ed Umbria prevedono ticket sulla farmaceutica diversi a seconda delle fasce di reddito, da 0 per le fasce più basse ad 8 per le fasce più alte. 

LE ESENZIONI - In alcune Regioni sono esenti tutti i disoccupati, i lavoratori in cassa integrazione o in mobilità o con contratto di solidarietà (come la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana); in altre sono esenti dalla partecipazione al costo i figli a carico dal terzo in poi (PA Trento); in altre sono esenti gli infortunati sul lavoro per il periodo dell’infortunio o affetti da malattie professionali (come la Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata), i danneggiati da vaccinazione obbligatoria, trasfusioni, somministrazione di emoderivati, le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e familiari, i residenti in zone terremotate.

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LA SPESA PUBBLICA - La spesa sanitaria pubblica pro capite è più alta a Trento e Bolzano, province autonome con valori nel 2013 rispettivamente di 2.315,27 e 2.308,21 euro, ed in Valle d’Aosta (2.393,03 euro) mentre presenta valori minimi in Campania (1.776,85 euro). Le Regioni in piano di rientro, dove la spesa pubblica sanitaria è 'in terapia', hanno livelli di tassazione più elevati: nel Lazio l’addizionale regionale Irpef media è di 470 euro per contribuente, in Campania di 440 euro). Nelle stesse Regioni, l’aliquota Irap media effettiva ha raggiunto il suo valore massimo (4,9%). Queste stesse Regioni peraltro danno meno garanzie nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Gli italiani spendono di più della media Ocse per prestazioni sanitarie pagate di tasca propria: il 3,2% contro il 2,8% del proprio reddito, con punte che oscillano dai 781,2 euro in Valle d’Aosta ai 267,9 euro in Sicilia (3,2% è il dato medio nazionale).

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