Sabato, 24 Luglio 2021

Chi e quanto paga preti e suore

Difficile immaginare preti e suore come lavoratori dipendenti nel senso  abituale del termine, ma anche loro percepiscono uno stipendio. I preti sono stipendiati come preti, le suore no perché vengono retribuite solo se svolgono lavori specifici - insegnanti o infermiere ad esempio - e in quel caso sono retribuite secondo i criteri generali validi per qualsiasi altra persona (anche laica) svolga quegli stessi lavori.

Le retribuzioni dei preti sono diverse da quelle dei parroci, perché per ogni parrocchia può esserci un solo parroco (che della parrocchia è il responsabile) ma anche più di un prete. Lo stipendio di un prete s’aggira attorno ai 1.000 euro per 12 mensilità,  quello di un parroco è di circa 1.200 euro al mese. Vescovi e cardinali percepiscono fino a 3.000 e 5.000 euro al mese rispettivamente (i cardinali hanno anche bonus aggiuntivi). Papa Francesco ha rinunciato allo stipendio, mentre Benedetto XVI percepiva 2.500 euro al mese, ma può attingere le risorse che desidera dall’Obolo di San Pietro, che ogni 29 luglio raccoglie le donazioni dei fedeli.

Le retribuzioni sono pagate dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc), un organo della Conferenza episcopale italiana (Cei) il cui compito è appunto quello di gestire tutti gli stipendi di preti, parroci, cardinali, vescovi. La Cei fissa i livelli retributivi, l’Icsc provvede a erogare le relative somme (i sacerdoti consegnano ogni anno all’Istituto per il sostentamento locale competente tutti questi redditi un modello in cui dichiarano le proprie attività e la propria anzianità di servizio). Solo per i cappellani militari, a tutti gli effetti arruolati nelle forze armate e considerati ufficiali, lo stipendio (fino a 4.000 euro mensili) è a carico dello Stato italiano.

Le risorse finanziarie della Chiesa italiana derivano anzitutto dall’8 per mille, e poi dalle donazioni volontarie dei cittadini. Attraverso queste risorse la Chiesa paga anche le retribuzioni e le pensioni (l’Inps gestisce un apposito fondo pensionistico: il Fondo del clero, all’interno del quale confluiscono i contributi previdenziali trattenuti dagli stipendi fissati dalla Cei ed erogati dall’Icsc, la soglia minima è di poco inferiore a 500 euro al mese).

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