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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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A cura di Walter De Cesaris

Piano casa, la svolta che non c'è

Andrò controcorrente. Il piano casa di Renzi non è la “svolta buona” per la casa. E’ un provvedimento senza anima e senza respiro strategico e soprattutto non riguarda chi una casa non ce l’ha o, se l’aveva, l’ha persa per la crisi. Siamo di fronte a un gioco degli specchi, come quelli del Luna Park che fanno le sagome diverse da quelle che sono.

Facciamo due conti. Dice il governo che ha posto un finanziamento di 226 milioni in più sul fondo per la morosità incolpevole, riservato quindi a chi ha avuto una riduzione di reddito per la crisi. Bene si potrebbe dire. Solo che, se si guarda oltre l’annuncio, si scopre che questo importo è dato dalla somma degli stanziamenti da qui al 2020. Sommando ai 226 milioni, i 40 già stanziati per il 2014 e 2015, abbiamo per i prossimi 7 anni 266 milioni: in pratica 38 milioni l’anno. Suddividendo questi 38 milioni per la platea degli sfrattati per morosità, viene un risultato inferiore a 20 euro al mese. 

E’ per 20 euro al mese che una famiglia va in morosità? E’ questa la “svolta buona”?

Non solo. Si aumentano le detrazioni fiscali per gli inquilini ma solo per coloro che stanno in abitazioni sociali, escludendo chi sta in affitto privato. E’ un assurdo, anche dal punto di vista costituzionale, a parità di reddito, può detrarre parte dell’affitto chi paga di meno.

Di strategico, rimane un solo intervento: la dismissione del patrimonio pubblico. Non inganni la gran cassa sul riscatto. Riguarda solo il social housing, una porzione minimale del comparto abitativo italiano.  Risultato: siamo a una sottrazione di intervento pubblico mentre invece sarebbe necessario il contrario. 

In Italia ci sono 4 abitazioni sociali ogni 100, la media europea è di 16. Per quanto riguarda il diritto alla casa, portare l’Italia in Europa vorrebbe dire quadruplicare l’offerta pubblica. Questo sarebbe il vero piano casa da fare.

Subito all’indomani del secondo dopoguerra il cosiddetto piano Ina Casa rappresentò un grande intervento per dare casa ai lavoratori e sollevare il Paese. Oggi, abbiamo condizioni diverse: non c’è bisogno di nuove ondate di cemento e bisogna partire dal riuso del già costruito, cominciando dall’enorme patrimonio del demanio civile e militare ma l’ambizione dovrebbe essere la medesima. Le slide di Renzi hanno scoperto le sue carte: sulla casa era un bluff. Il problema è che perdiamo noi. 

    

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