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Lunedì, 20 Maggio 2024
Cronache marziane

Cronache marziane

A cura di Rossella Lamina

“Class action” per risarcire i danni ai giovani italiani

Vilipesi, denigrati e presi pure per i fondelli: questo il trattamento somministrato ai giovani nel nostro Paese. Intanto le ultime generazioni fronteggiano una realtà che li respinge e castra le loro capacità di reazione. Serve una scossa elettrica: una prima, vera, “class action”.

Al tiro al bersaglio contro i giovani (presto disciplina olimpica?), si cimenta anche il noto self made man  e presidente della Fiat John Elkann, che in un recente incontro con studenti delle scuole superiori afferma: l’ Italia è piena di opportunità, sono i giovani  che non sanno coglierle in quanto privi di ambizione. Ma il diafano rampollo della dinastia Agnelli è solo l’ultimo di una serie di autorevoli personaggi che hanno dato il meglio di sé nell’insulto ai giovani italiani.

Ci vuole proprio una faccia da bronzo antico per dispensare simili perle di saggezza, quando sappiamo che la disoccupazione giovanile si attesta al 41%, che è bloccata la mobilità sociale ascendente, ovvero la possibilità di migliorare la propria condizione rispetto a quella della famiglia di origine; che,  come attesta l’ISTAT, ben  il 61,2% degli under 35 è costretto a vivere ancora con i genitori perché non ha i mezzi economici per una vita autonoma.

Giovani ormai adulti, imprigionati in un alveo apparentemente sicuro, al quale si demanda il compito di sostituire il welfare che non c’è.  Ogni sorta di onere grava infatti sulla famiglia italiana: non solo il mantenimento a vita di figli che - al massimo - trovano qualche “lavoretto”, ma anche la cura degli anziani, il soddisfacimento di tutti i bisogni, materiali ed affettivi,  dei suoi componenti,  mentre il contesto sociale viene via via sempre più deresponsabilizzato.  

Così, quando può, la famiglia italiana cerca in ogni modo di proteggere i ragazzi (anche soffocandone  l’autodeterminazione) da un mondo esterno che li prende a calci nel sedere.  E quando la famiglia non può sobbarcarsi tutto questo? O quando non può più, con madri e padri che perdono il lavoro? E chi la famiglia non ce l’ha? Sono tanti in Italia i “figli di nessuno”, che di cognome non fanno né Agnelli né Elkann, stritolati in un meccanismo che moltiplica ingiustizia e ineguaglianza.

Allora, giovani leader politici,  giovani presidenti del consiglio e  giovani futuri ministri, fate una cosa giusta per quella “categoria” di cui tanto vi vantate di far parte; mettete in atto quel decisionismo che dichiarate a ogni piè sospinto: istituite anche da noi un vero reddito di cittadinanza. Non una paghetta  per comprare caramelle, ma un’entrata adatta a consentire decoro e dignità per una generazione che rischia di affondare  - ed anche per tutti gli over 50 espulsi dal mondo del lavoro. Fra l’altro, in Europa solo Italia e Grecia non hanno ancora introdotto alcuna forma di reddito di base.

Le risorse? Cominciate a reperirle chiedendo indietro tutti i soldi pubblici dati alla Fiat nel corso di molti decenni. Sarà un bel gruzzoletto, fatto di denari nostri.

Sarebbe questo il vero choc da imprimere al presente,  altrimenti sarà questa la  vera “class action”  da intraprendere, tornando a mobilitarsi e a riempire le piazze.

Tranne qualche breve finestra nella storia, l’Italia non è mai stata “un paese per giovani”. Il passaggio ereditario delle posizioni di potere e nelle professioni che contano;  l’affossamento delle energie innovative, la mortificazione dei talenti e delle competenze, non sono purtroppo soltanto un cancro dell’ultimo ventennio.

Non dategliela vinta, andando ad allungare le fila degli hikikomori autoreclusi in casa, risucchiati da facebook e da autoscatti tristi:  ragazze e ragazzi, se questo paese non vi ama, vi deve perlomeno i danni morali e materiali risarcendovi con un vero reddito di cittadinanza.

“Class action” per risarcire i danni ai giovani italiani

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