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Anticorpi nella tiroidite autoimmune: quale prendere in considerazione?

Che cosa sono gli anticorpi anti-tireoperossidasi e gli anticorpi anti-tireoglobulina?

Innanzitutto sono anticorpi che vengono prodotti dal nostro organismo e che agiscono contro la ghiandola tiroidea. Quando i valori ematici di queste molecole supera un certo valore significa che tali anticorpi tendono ad aggredire la tiroide andando a comprometterne la funzionalità e anche la struttura stessa della ghiandola. Quindi l’esame nel sangue di tali anticorpi riveste un importante ruolo diagnostico nei confronti di specifiche malattie autoimmuni quali la tiroidite di Hashimoto.

Gli Ab anti-TPO sono degli anticorpi che attaccano un enzima specifico ovvero la tireoperossidasi, il quale ha la precisa funzione di produrre gli ormoni tiroidei (T3 e T4). L’analisi nel sangue di tali anticorpi ( che non richiede alcuna preparazione) risulta negativa alla diagnosi di attacco autoimmune contro la ghiandola stessa quando i valori sono inferiori a 35 UI/ml. Quando i risultati dell’esame sono negativi, vuol dire che gli anticorpi non sono presenti nel sangue , tuttavia non bisogna sottovalutare il fatto che la presenza di una malattia autoimmune potrebbe anche non manifestarsi in questi termini. Infatti, come mi propongo nello studio con i miei pazienti, ci tengo a ricordare che per la diagnosi di una tiroidite autoimmune ha priorità innanzitutto lo studio dei sintomi che accusa il paziente, dopodiché è di fondamentale importanza considerare gli esiti di un’ecografia alla ghiandola tiroidea che ne permette di evidenziare eventuali anomalie strutturali dovute alla patologia, e successivamente la presenza di anticorpi dà conferma al quadro diagnostico della malattia.

Questo perché ci sono dei casi in cui gli anticorpi non sono presenti nel flusso ematico ma la tiroidite è in corso: quando i soggetti affetti da malattia autoimmune della tiroide riportano tuttavia l’assenza totale di tali anticorpi si parla di tiroidite sieronegativa. L’anti-tireoglobulina è un anticorpo che attacca la tireoglobulina: essa è una proteina presente nelle cellule colloidali della tiroide he all’occorrenza viene scissa per rilasciare T3 eT4. Gli anticorpi anti-tireoglobulina solitamente non entrano in circolo, ma in una statistica compresa tra il 10 e il 20% dei soggetti sani l’esame dà esito positivo; si considerano negativi i valori inferiori a 116 IU/ml. Tuttavia, anche se gli anticorpi fluttuano in modo molto evidente e l’andamento della tiroidite non è connessa con il valore degli anticorpi e l’avere un titolo alto o basso degli anticorpi non indica un peggioramento o un miglioramento della patologia, nell’indagine circa la presenza di tiroidite di Hashimoto, la misurazione degli anticorpi anti-tireoperossidasi risulta più esaustiva e specifica rispetto alla misurazione degli anticorpi anti-tireoglobulina (anti-Tg): perciò tale esame viene effettuato solo quando il primo valore è negativo ma permane il sospetto di tiroidite di Hashimoto.

L’Ab anti-Tg attaccando la tireoglobulina presente nella colloide tiroidea riesce a distruggere completamente la ghiandola , ma la sua misurazione nel sangue non si può considerare un esame specifico per la tiroidite autoimmune. In assenza di anticorpi anti-tireoperossidasi, la presenza dell’anti-tireoglobulina non è sufficiente per giungere a una diagnosi certa quindi non è sfruttata a tale proposito: infatti, gli anticorpi anti TPO sono ancora più importanti in quanto risultano associati in altre patologie come la celiachia, i quadri di poliabortività, il diabete insulino dipendente e altre patologie autoimmuni, perciò danno una conferma più significativa, rispetto agli Ab anti-Tg, sulla presenza di malattie autoimmuni.

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Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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