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Sabato, 4 Febbraio 2023
Curarsi mangiando

Curarsi mangiando

A cura di Francesco Garritano

Non solo la bocca ha le sue cellule gustative, anche l’intestino

Un tempo l’intestino veniva considerato solo un semplice organo deputato alla digestione del cibo, ma negli anni la ricerca ci sorprende sempre di più, scoprendo nuove funzioni e capacità del sistema gastrointestinale.

Il nostro intestino è ormai da un po’ di anni considerato il nostro secondo cervello, poiché le funzioni che svolge regolano altri processi, direttamente o indirettamente. Oltre agli ormoni enterici che libera in seguito all’assunzione di determinati cibi, sappiamo che ospita circa un chilo di batteri, che corrispondono alla flora batterica intestinale, anche chiamato microbiota. La possibilità di studiare anche il DNA di questi batteri (genoma 60 volte maggiore del totale dei geni dell’essere umano) ci ha concesso di conoscere anche altre caratteristiche, sempre più utili nel farci capire l’importanza del mantenimento di un microbiota sano, per mantenere in salute il nostro organismo.

Ma la salute dell’intestino non dipende soltanto dal mantenimento dell’equilibrio del microbioma, anche della struttura degli enterociti e della membrana intestinale, che può subire dei danni che compromettono le regolazioni fisiologiche e la salute dell’individuo.

I cinque sensi sono stati da sempre importanti per l’uomo, per la sua sopravvivenza e l’adattamento degli individui e della specie, in particolare, le sensazioni gustative hanno permesso all’uomo, fin dalla preistoria, di riconoscere e selezionare il cibo evitando l’ingestione di sostanze tossiche e condizionando le abitudini nutrizionali di ciascun individuo. I gusti percepibili dall’uomo finora scoperti sono cinque: l’amaro, il dolce, l’acido, il salato e l’umami, ognuno dei quali svolge un compito diverso nell’adattamento; infatti, l’amaro protegge dall’ingestione di sostanze tossiche, l’acido dalle sostanze avariate, il dolce consente l’identificazione di nutrienti energetici, mentre il salato guida l’assunzione del sodio per il mantenimento dell’equilibrio idro-salino, infine, l’umami permette il riconoscimento degli aminoacidi ed indica il sapore del glutammato monosodico, presente in particolar modo negli alimenti ricchi di proteine, come carni e formaggi stagionati.

Il gusto viene percepito grazie alla presenza di recettori sulla superficie di cellule epiteliali che si trovano all’interno dei bottoni gustativi, presenti sulla lingua, definite TRCs o Taste ReceptorCells; quando la molecola entra a contatto con questi recettori è in grado di trasdurre il suo segnale in modo differente a seconda del gusto che si deve percepire: il salato e l’acido agiscono su canali ionici di membrana, mentre il dolce, l’umami e l’amaro utilizzano meccanismi di trasduzione mediati da recettori associati a proteine G.

Recenti ricerche dimostrano che i recettori del gusto non sono espressi soltanto sulla lingua, ma anche nel tratto gastrointestinale, grazie a cellule enteroendocrine ed alle brushcells; questi recettori non inducono come nel cavo orale sensazioni gustative, ma aiutano l’organismo nella digestione e nel rifiuto del cibo che attraversa l’intestino. Lo stesso recettore presente sulla lingua per la percezione del gusto dolce, il TAS1R, è presente anche nell’intestino e regola il rilascio del GLP-1 (glucagon-like-peptide 1) quando questi recettori rilevano sostanze dolci; il GLP-1 a sua volta stimola il rilascio di insulina promuovendo, così, l’assorbimento del glucosio. Altra funzione svolta dal TASR1 è quella di guidare l’inserimento dei trasportatori del glucosio SGLT-1 e GLUT2 nelle membrane dellecellule intestinali facilitando l’assorbimento di glucosio. In seguito all’assunzione di sostanze amare, invece, il nostro intestino non risparmia risposte; infatti, sono presenti anche i recettori gustativi TAS2R, che stimolati promuovono il rilascio di Colecistochinina (CCK), la quale riduce la motilità intestinale.

Ragionandoci su, il nostro organismo ha pensato anche alla difesa da possibili tossine, che attivando i recettori per l’amaro, diminuiscono la velocità con cui il cibo passa attraverso lo stomaco e, quindi, l’assunzione di cibo; mentre, gli stessi recettori presenti nel colon favoriscono l’eliminazione di possibili tossine.

Queste ricerche ci permettono di capire che non bisogna sottovalutare la salute del nostro intestino, poiché un mancato equilibrio della flora intestinale o una maggiore permeabilità dello stesso, può danneggiare le cellule che regolano meccanismi fisiologici indispensabili e rilascio di ormoni “segnale” che comunicano con il nostro cervello, ma anche altre sostanze non menzionate nell’articolo. Inoltre, gli stessi studi aprono nuove strade per la cura di patologie come il diabete mellito di tipo 1, considerando che la stimolazione dei recettori gustativi intestinali TAS1R promuove il rilascio prima di GLP-1 e poi di insulina.

Come facciamo a capire se il nostro intestino non sta bene? Ci si può sottoporre, anche nel mio studio, a test che verificano la presenza di batteri nel tenue (SIBO), oppure la permeabilità intestinale, inoltre a test che verificano la ridotta capacità digestiva di alcuni zuccheri come il lattosio. Solo facendo lavorare bene l’intestino il nostro corpo ne trarrà dei benefici.

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