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Sindrome dell'ovaio policistico, la pillola non basta

Sindrome dell'ovaio policistico

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) si presenta come un disturbo del sistema endocrino che va a generare scombussolamenti fisici e ormonali nella donna che ne soffre. Durante gli anni di esperienza a contatto con i miei pazienti, ho affrontato più volte casi di Sindrome dell'Ovaio Policistico e sono arrivato alla conclusione di quanto venga sottovalutato l'aiuto derivante dallo stile di vita, dieta equilibrata e allenamento costante, nel migliorare l'evolversi della malattia. Oggi si tende subito, in questa e altre patologie, a tamponare la sintomatologia con i farmaci, in questo caso con la pillola associata a metformina, senza però eradicare il problema dalla base. 

La PCOS colpisce statisticamente il 5-20% della popolazione femminile in età fertile ed è, quindi, il disordine endocrino più diffuso fra le donne. E' fondamentale capire come uno stile sano, acquisito sin dalla tenera età, siano fondamentali nel prevenire ma anche nel migliorare l'evolversi della malattia. Facciamo un po' di chiarezza sull'argomento.

PCOS, cos'è e cosa comporta

La sindrome dell'ovaio policistico è un disturbo in cui le ovaie producono più androgeni, interferendo con l'ovulazione, ossia col rilascio dell'ovulo dalle ovaie. Gli ovuli sono contenuti nei follicoli presenti nelle ovaie e una volta maturi, vengono rilasciati mediante lo scoppio proprio dei follicoli. Tale meccanismo, invece, non avviene nelle donne con policistosi ovarica, motivo per cui, non maturando, i follicoli si raggruppano formando le cisti tipiche di questa sindrome. La PCOS costituisce una causa rilevante di infertilità e, più in generale, influisce negativamente sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette. La diagnosi di questa sindrome in base ai Criteri di Rotterdam, richiede la presenza nelle pazienti di almeno due delle seguenti caratteristiche cliniche: disturbo ovulatorio cronico, iperandrogenismo e ovario policistico.

Ma vediamo meglio come l'insulina agisce nel creare uno stato infiammatorio cronico che porta l'individuo ad avere una maggiore predisposizione ad altre malattie a carico, ad esempio, della tiroide, come ho scritto in un precedente articolo (https://www.francescogarritano.it/nutrizionista/sindrome-dellovaio-policistico-e-approccio-dietetico-nuovi-studi-ne-parlano/).

L'insulina, amica ma non troppo

Oggi, purtroppo, l'errore più comune è quello di spostare la nostra alimentazione a favore di carboidrati complessi e raffinati, inoltre le aziende alimentari inseriscono zucchero in quasi tutti gli alimenti. Quando ingeriamo un alimento ad elevato carico glicemico, il nostro corpo vede questo come un segnale di allarme e induce la secrezione di insulina dalle cellule β del pancreas che provoca un calo anche eccessivo della glicemia nel sangue portandoci a desiderare altro cibo zuccherino. Inoltre l'insulina trasforma l'eccesso di zuccheri in trigliceridi, aumentando così la massa grassa; per questo motivo la PCOS può portare ad un aumento di peso difficile da smaltire. Di conseguenza si rende necessario un intervento sulle abitudini alimentari diminuendo il carico di carboidrati ad elevato indice glicemico, aumentare il consumo di acidi grassi poli-insaturi, ad esempio uno studio ha messo in evidenza un miglioramento della condizione di iperandrogenismo correlato al consumo di grassi omega-3. La combinazione di alimenti a basso carico glicemico e una dieta ricca di proteine ha causato un significativo aumento di sensibilità all'insulina dei pazienti con PCOS. Inoltre uno studio ha messo in evidenza che una dieta ricca di alimenti di origine vegetale ha effetto protettivo nei confronti di questa sindrome, al contrario di una dieta ricca di alimenti di origine animale.

La PCOS modifica la composizione corporea

Nei pazienti con PCOS si osserva una diminuzione della percentuale della massa magra o muscolare, diminuzione dell'acqua intracellulare con conseguente disidratazione, come spiego sempre ai miei pazienti, un corpo infiammato è un corpo che ritiene più liquidi poiché l'acqua serve per spegnere 'il fuoco' dell'infiammazione, e aumento dell'acqua extracellulare insieme ad un contenuto più basso della massa minerale ossea. Tali modificazioni portano ad uno stato infiammatorio cronico e ad una condizione di osteosarcopenia (fragilità ossea e muscolare), come dimostrato da uno studio in cui è stata messa in luce una carenza di osteocalcina e, quindi, un malfunzionamento degli osteoblasti correlato con questa sindrome.

Come si può fare una valutazione della composizione corporea?

Presso il mio studio è possibile valutare la composizione corporea con uno strumento molto semplice e sicuro, la bioimpedenziometria o BIA con il quale, attraverso l’uso di 4 elettrodi da posizione su mano e piede, è possibile valutare la composizione di massa magra e grassa, l’acqua intra ed extra cellulare, quindi fare una valutazione sullo stato infiammatorio del paziente in modo tale da adattare al meglio il piano alimentare alle esigenze del singolo.

Le integrazioni alimentari aiutano nella PCOS?

Recenti studi hanno dimostrato che la carenza di vitamina D è comune nelle donne con PCOS, le cui concentrazioni sieriche sono inferiori a 20 ng/ml. La carenza di questa vitamina è correlata con obesità, aumento dei livelli di testosterone, aumento dell’insulino-resistenza. E’ stato messo in evidenza un miglioramento sul metabolismo del glucosio, sulla frequenza mestruale e sulla resistenza all’insulina in seguito all’integrazione di vitamina D a basse dosi ma continue (<4000 UI/die), dovuti ad un miglior trasporto del glucosio nei muscoli e utilizzo del glucosio da parte degli adipociti, aumentando l’esposizione dei recettori GLUT4.

La carenza di vitamina D rende difficile il dimagrimento

Studi dimostrano che la carenza di vitamina D rende difficile la reattività all’esercizio fisico a causa dell’infiltrazione del tessuto adiposo intra ed extra-muscolare e questo contribuisce alla resistenza all’insulina attraverso la secrezione locale di adipochine pro-infiammatorie. Inoltre bassi livelli di vitamina D determinano un aumento dei livelli dell’ormone paratiroideo che favorisce l’afflusso di calcio agli adipociti, privando così le ossa del suo minerale più importante (osteosarcopenia citata precedentemente). Da questo studio si evince che la migliore ossidazione dei grassi durante l’esercizio fisico avviene a livelli normali di vitamina D. Un altro studio svolto su 104 donne in sovrappeso o obese con PCOS ha dimostrato che l’integrazione di vitamina D e calcio ha ridotto i livelli di insulina.

La PCOS può avere complicanze in altri organi?

Negli ultimi anni si è visto una correlazione con malattie epatiche e Sindrome dell’Ovaio Policistico, in particolare si può incorrere in steatosi epatica non alcolica che porta alla formazione di tessuto fibrotico. Anche in questo caso la vitamina D si è dimostrata di grande aiuto nel prevenire tali complicanze e nel migliorare i marker epatici, come ci dimostra un recente studio in cui è emerso che le cellule stellate epatiche esprimono il recettore della vitamina D che, quando viene attivato, tramite supplementazione nei casi di carenza, inibisce la formazione di tessuto fibrotico.

E se tutto partisse dall’intestino?

Sempre maggiori sono le evidenze secondo cui la composizione del nostro microbioma sia un fattore fondamentale nell’insorgenza di praticamente tutte le patologie, di conseguenza agire su di esso aumentando la quantità di batteri commensali o “buoni” a discapito dei batteri patogeni o “cattivi” è una strategia terapeutica non solo nella prevenzione, ma anche rappresenta un valido aiuto alle terapie classiche che sempre più spesso agiscono a valle del problema e non a monte. A proposito di ciò, studi dimostrano che gli androgeni possano influenzare la composizione della flora intestinale, quindi la PCOS, caratterizzata da iperandrogenismo è sicuramente correlata a disbiosi intestinale. Anche il sesso influisce sul microbioma: gli uomini hanno una più alta abbondanza di Bacteroidetes, compresi Prevotella e Bacteroides, e hanno una minore concentrazione di Clostridia, Methanobrevibacter e Desulfovibrio rispetto alle donne. La PCOS, modificando il microbioma, può provocare un’alterata produzione di acidi grassi a catena corta che influiscono sull’integrità della barriera intestinale e sull’immunità.

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Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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