Curarsi mangiando

Curarsi mangiando

Sport da combattimento e diete drastiche: quali sono le conseguenze?

Gli sport da combattimento sono discipline in cui due atleti si affrontano impiegando determinate regole. Questa categoria racchiude una serie ampia ed eterogenea di discipline con l’obbiettivo comune di vincere gli incontri con il rispettivo avversario. Con questo articolo mi propongo sia di argomentare in merito alla tipologia di sport indicata sia di descrivere le relazioni che ci sono con l’alimentazione. Buona lettura!

Classi e categorie negli sport da combattimento

Le categorie negli sport da combattimento sono spesso definite da determinati range di peso. Il più delle volte nelle discipline sportive da combattimento c’è la tendenza a cercare di scendere di peso a ridosso della pesata, procedimento ufficiale che determina la distribuzione degli atleti nelle categorie attinenti.Il taglio del peso in prossimità di questo evento può rappresentare un vantaggio nell’ottica di un incontro di un avversario più leggero e meno prestante.
La concorrenza sale in modo proporzionale alle diverse categorie. Diventa cruciale per ogni atleta il miglioramento delle proprie prestazioni attraverso differenti strategie di preparazione mirate ad aumentare le possibilità di successo in gara. Tra queste c’è sicuramente il corretto approccio nutrizionale, mirato a massimizzare le facoltà atletiche.

Come dico spesso, la rapida perdita di peso e l’inadeguato approccio dietetico possono mettere a rischio la salute dell’atleta oltre che compromettere la sua prestazione. Un'adeguata nutrizione ed integrazionesono un supporto essenziale per l'intero processo di allenamento e può consentire la perdita di peso in modo più sicuro.

Cos’è e comeviene applicato il MakingWeight negli sport da combattimento?

Attraverso il making weight l’atleta si sottopone ad un calo ponderale mediante una forte restrizione energetica acuta e/o cronica disidratazione. Durante la fase di restrizione calorica l’introito energetico viene abbassato fortemente.
Nel caso di atleti dilettanti si procede mediante unapproccio più graduale. Questo protocollo è sicuramente più sicuro e permette di arrivare senza particolari problematiche al peso desiderato, preservando la massa magra. Nelle categorie professionistiche solitamente si opera una forte restrizione calorica e in accoppiata un progressivo scarico di liquidi. Tale procedura è ancora adesso oggetto di ricerche vista la presenza di numerosi studi che riportano esiti contrastanti in merito.
L’obiettivo nell’immediato è quello di drenare i liquidi. La disidratazione dell’atleta si ottiene attraverso la riduzione dell’introito di acqua in maniera progressiva durante la settimana. Anche la deplezione del glicogeno ha un senso ai fini del taglio del peso: substrato di elezione per lo stoccaggio di glucosio; ogni grammo di glicogeno lega a sé circa 2,7 grammi di acqua ed essendo l’uomo costituito da tale substrato sia a livello muscolare che epatico, andare ad intaccare tale riserva contribuisce efficacemente alla perdita di peso.

Molto spesso gli atleti subiscono una significativa disidratazione e fluttuazioni della massa corporea elevate a ridosso della pesata e quando essa si sviluppa poche ore prima della competizione, diventa molto difficile recuperare tutti i liquidi persi. Infatti una percentuale significativa di combattenti non si reidrata con successo prima della competizione, arrivando a combattere in uno stato di parziale disidratazione.

Cosa dice la ricerca?

Molti studi a riguardo hanno esaminato gli effetti del making weight, indagando sulla natura fisiologica circa la veloce perdita di massa corporea. Rimangono ancora oggi molte perplessità sulla eventuale sicurezza di tale metodo che spesso viene applicato in maniera autodidatta e senza una valutazione accurata dei parametri del soggetto.

Il corpo umano è una macchina perfetta e non tollera cambi veloci di peso ed in generale nessuna alterazione che possa svilupparsi in tempi brevi.  Come dico spesso, è fondamentale che ci sia gradualità nella perdita di peso ed ovviamente funziona cosi anche nello sport e dunque anche negli atleti. Riporto in particolare uno studio che rimanda a questo concetto delineando un effettivo rischio per la salute dell’atleta.

Mi capita spesso quando faccio ambulatorio di visitare atleti e spesso mi trovo davanti a situazioni di questo genere dove si è disposti a tutto purché si scenda di peso per rientrare in una categoria inferiore, a costo di mettere a rischio la propria salute.

Questo concetto è sbagliato, ricordiamoci che è sempre la salute che bisogna mettere al primo posto e che esistono approcci alimentari che possono mettere nelle migliori condizioni l’atleta ai fini della prestazione sportiva, senza porre violenza sul nostro organismo. Il corpo umano è una macchina perfetta ma altresì molto delicata e perciò è necessario che si agisca al fine di mantenere tale perfezione.

Il taglio del peso è una procedura usata ormai da anni negli sport da combattimento. I numerosi pareri discordanti provenienti da tutto il mondo scientifico hanno dato il via ad un dibattito che mette al centro la salute dell’atleta. Essendo una strategia fortemente drastica è difficile capire sino a che punto sia più vantaggioso scendere di categoria di peso e allo stesso tempo rischiare l’indebolimento fisico e muscolare del soggetto. Pertanto la soluzione migliore resta quella di seguire una sana alimentazione avvalendosi di professionisti che possano guidare il soggetto durante tutto il percorso, in maniera tale da ridurre al minimo i rischi per la salute, preservare al meglio lo stato fisico dell’atleta e garantire una ottimale partecipazione alla gara nella categoria attinente. 


 

Curarsi mangiando

Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
Today è in caricamento