Lunedì, 18 Ottobre 2021
Curarsi mangiando

Opinioni

Curarsi mangiando

A cura di Francesco Garritano

Noduli tiroidei, come si curano con l'alimentazione?

I noduli della tiroide sono causati da un’anomala crescita di un gruppo di cellule della ghiandola e possono essere sia benigni che maligni (in tale caso si parla di cancro). L’insorgenza di noduli è molto frequente nel sesso femminile e con l’avanzare dell’età, ma più che altro le cause sono da ricercare nella familiarità per patologie della tiroide e nell’esposizione a radiazioni nella zona del collo. Solitamente un nodulo è asintomatico, ma può anche provocare la compressione di strutture del collo, difficoltà nella deglutizione o nella respirazione e abbassamento di voce.

Per la diagnosi il paziente deve sottoporsi ad esami del sangue come il TSH, FT3, FT4, gli anticorpi anti-tiroide (AbTg e AbTPO) e la calcitonina, che è il marker di un raro tipo di carcinoma della tiroide (carcinoma midollare). Altri tipi di esami sono l’ecografia, che dà indicazioni sulla presenza di un nodulo solitario o di più noduli, oppure la scintigrafia, che consente di distinguere un nodulo freddo da un nodulo caldo; è definito caldo quando la tiroide funziona normalmente, ma può diventare tossico quando produce un eccesso di ormoni tiroidei, mentre è freddo il nodulo caratterizzato da tessuto poco o per niente funzionante, che però può evolvere in tumore.

Momentaneamente non esiste una terapia medica che faccia guarire completamente da questa patologia, ma la terapia palliativa è la somministrazione della Levotiroxina, che sopprime il TSH e cerca di non far aumentare le dimensioni del nodulo, oppure in caso di noduli maligni si può procedere con l’intervento chirurgico.

Il farmaco levotiroxina (T4) è uguale a quello prodotto dalla ghiandola tiroidea, ma sintetizzato in laboratorio. La T4 contenuta nel farmaco viene convertita nel nostro organismo nell'ormone triiodiotironina (T3), dunque questo andrà a regolare gli squilibri ormonali della tiroide. L’obiettivo della terapia è quello di normalizzare i livelli di TSH, che stimola la produzione di T3 e T4, per cui se la tiroide funziona troppo l’organismo cerca di diminuire la secrezione di TSH, se invece la tiroide funziona poco l’organismo tenderà ad incrementare la secrezione di TSH. 

Nuove disposizioni sul trattamento dei noduli tiroidei: linee guida 2016

Nel Giugno 2016 sono state pubblicate le nuove linee guida AACE/ACE/AME 2016 per la diagnosi e la gestione del nodulo tiroideo.

I noduli tiroidei sono un disturbo frequente, perciò la prima cosa che l’endocrinologo deve fare è escludere la malignità del nodulo stesso, effettuando un’ecografia; infatti, è possibile distinguere i noduli in base alle caratteristiche ecografiche in tre gruppi a rischio: basso rischio di malignità (1%), rischio intermedio di malignità (5-15%) ed alto rischio di malignità (50-90%). L’ecografia valuta caratteristiche quali posizione, forma, struttura, calcificazioni, margini, vascolarizzazione, che consentono di distinguere se il nodulo è benigno o maligno. 

Secondo le nuove linee guida, la maggior parte dei noduli tiroidei non richiede alcun trattamento e la terapia soppressiva con Levotiroxina non è raccomandata, soprattutto nei pazienti eutiroidei, cioè quelli che hanno conservato valori ottimali degli ormoni tiroidei. Può essere utile, invece, l’integrazione di iodio nelle zone geografiche iodo-carenti, oppure un trattamento con Levotiroxina (che però non sopprime il TSH) in giovani pazienti che presentano gozzo nodulare e ipotiroidismo subclinico. 

Altri trattamenti sono la chirurgia per i gozzi sintomatici, normo o iperfunzionanti, il trattamento con etanolo (PEI) per le cisti tiroidee benigne recidivanti. Mentre, i noduli maligni o sospetti devono essere trattati chirurgicamente, con successivo monitoraggio ecografico

Qual è la migliore soluzione da adottare in caso di eutiroidismo?

Il mantenimento di un equilibrato asse ormonale tiroideo può essere favorito innanzitutto da una corretta alimentazione, poiché l’ipotalamo, che rappresenta il punto di partenza dell’asse, in questi casi riceve un segnale da parte delle cellule adipose, che secernono la Leptina in seguito ad un’alimentazione completa e ad un’adeguata riserva di tessuto adiposo nelle cellule del nostro corpo. In presenza di leptina gli assi metabolici sono attivi (tiroide, surrene, ovaie, testicoli, ecc.) per cui risulta inutile assumere ormoni sintetici, dunque sostanze estranee, quando ci si può curare mangiando sano.

Cosa fare per mantenere i livelli di leptina sempre in equilibrio?

Bisognerebbe generare verso l’ipotalamo un segnale metabolico rivolto al consumo seguendo alcune regole, che poi sono quelle della Dieta Gift: associare ad ogni pasto una quantità di proteine adeguata, in modo da controllare i picchi insulinici che provocherebbero sia un aumento ponderale che infiammazione (segnale di pericolo per diverse patologie); consumare un buon apporto di fibra e limitare l’assunzione di zuccheri semplici solo a colazione, praticare attività fisica aerobica, evitare l’insonnia e monitorare le intolleranze alimentari. Adottando questo stile di vita, saranno molto meno i medici che prescriveranno levotiroxina in caso di lievi alterazioni degli ormoni tiroidei e sarà visibile il benessere psicofisico del paziente. 

  

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