Lunedì, 19 Aprile 2021
DE RERUM ESPORT

DE RERUM ESPORT

A cura di Riccardo ‘Mobius’ Del Lungo

Esistono competizioni basate sui videogiochi. Tornei con premi milionari, giocati da giovani e giovanissimi, guardati da milioni di spettatori. Squadre, società, mercato. E’ il movimento detto ‘esport’, cioè e-sport, electronic sport. Sport elettronici. L’esport ha radici nel vivere quotidiano, ha la stessa dignità di qualsiasi altra attività. Il concetto sfugge agli ‘estranei’ del settore, i videogiochi stessi sono persino considerati come un retaggio di immaturità, un prodotto per bambini o nullafacenti. Gli appassionati a loro volta lamentano pregiudizio, superficialità e incomprensione. E’ invece tempo di aprirsi e provare a capirsi. Il mondo in cui viviamo è digitale da un pezzo: questo blog cercherà di interpretarlo, raccontando di esport e suoi contesti. N.D.R. Scrivo per piacere con ironia, franchezza e l’inevitabile approssimazione di chi prova a fare riflessioni e divulgazione. Se avete spunti, richieste, temi o giochi da approfondire: fatemi sapere.

'Il re senza una spada, la terra senza un re': il riconoscimento del Coni è l'Excalibur dell'esport?

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Lo ricordo, per chi si fosse sintonizzato solo adesso: questo è un blog che tratta di esport e suoi contesti, con ironia, spirito divulgativo e sguardo d'insieme. Opinioni personali, basate su elementi di fatto. Poi tutti possono sbagliare e se del caso si rettifica, ma non mi pare sia successo con l'ultimo articolo.

Quindi sì, leggetelo e poi proseguite: 'Fra Covid, giungla e dinosauri parte il riconoscimento dell'esport da parte del Coni'

Bene quindi, puntata due. Ho ricevuto lo scorso 31 maggio una "preghiera di pubblicazione/rettifica" da Federesports circa il pezzo linkato sopra. Data la richiesta di attenzione, ben volentieri procedo a sviscerare il caso, seppure mi pare si muova esattamente nei binari descritti nel precedente articolo. Lo spunto però è buono anche per vedere meglio alcuni dettagli, che credo siano la cornice (più importante del quadro) di questa specie di episodio pilota di 'Game of Thrones esport edition'.

E allora cominciamo.

Federesports - Federazione Italiana E-Sports è "una organizzazione che ha l'obiettivo di integrare le varie realtà nel mondo degli E-Sports" si legge nella descrizione dell'omonima pagina Facebook. Sul 'chi siamo' del sito si apprende che è nata a fine 2017 "col desiderio di dare una struttura organizzativa ad un mondo che sta esplodendo per interessi e numerosità di competizioni". E prosegue: "Noi, diversamente da tutti gli altri che sono organizzatori nati per motivi commerciali, abbiamo l'obiettivo di usare esclusivamente videogiochi sportivi per avvicinare i ragazzi allo sport vero, quello che tradizionalmente ha portato in alto i valori delle Federazioni italiane".

Qua potete leggere tutta la pagina. Ci sono varie informazioni e anche quest'altro passaggio: "Vogliamo aiutare le attività esistenti a farsi conoscere attraverso il videogioco perché non ci sono solo i giochi sparatutto e un buon videogame può insegnare le regole dello sport reale migliorando i riflessi e creando le basi su cui innestare la pratica sportiva fisica".

Mi pare che lo 'scopo sociale' sia, come dire, piuttosto orientato. Mi permetto di tornare a consigliare una rinfrescata di questo articolo: 'Gli esport sono sport? No, ma anche sì!'. Cerco di essere chirurgico: l'esport è il movimento-settore, le discipline esport i vari giochi. Non ci devono essere figli e figliastri, i valori sono gli stessi per tutte le discipline. A cosa servirebbe altrimenti avere un unico ente federale?

Entriamo nel merito del 'caso'. Federesports scrive nella sua nota che la lettera del presidente del Coni Malagò, pubblicata da Fide e dalla stampa di settore, era "riservata" ed è stata divulgata "senza autorizzazione". Era una cosa interna in sostanza, indirizzata agli operatori del settore (e a Fide) "al fine di avviare un confronto positivo e costruttivo finalizzato all'unificazione del nascente movimento sportivo avviato dal Comitato Promotore".

A parte che l'esport esiste per conto suo da un po', va comunque tutto bene, no? Si discute, c'è volontà univoca… No. Il problema è che la lettera è stata anche "accompagnata da considerazioni, commenti ed affermazioni del tutto strumentali e distorte", dice Federesports. Sono le dichiarazioni con cui Fide, in pratica, cerca di accreditasi come il più indicato a fare da futuro ente gestore del settore e proponendosi come tale. E come indipendente, sostiene Fide, dato che la lettera di Malagò è sì stata inviata al presidente del Comitato Promotore E-Sport Italia Michele Barbone, ma lo stesso Barbone è presidente di Federesports, della Federazione Italiana Danza Sportiva e anche componente del Consiglio Nazionale del Coni.

Insomma, si parla di conflitto di interessi. Federesports ritiene di "essere stata danneggiata nel proprio ruolo e nelle proprie legittime aspettative". Quel ruolo, quelle aspettative, che pare non siano i soli a ritenere di avere, meritare e/o volere. Si configura un classico, già visto in molti casi e nei più disparati settori: battaglie fra cavalieri che descrivono le loro armature scintillanti, dove i fendenti sono i comunicati stampa e gli screzi sui social. Roba da 'ne rimarrà soltanto uno', allo scopo di fare una sorta di moral suasion a chi di dovere, agli spettatori. Una campagna (mediatica e non) di conquista della terra santa dell'istituzionalizzazione dell'esport.

Ma abbandoniamo la tenzone, di cui in realtà ci interessa il giusto, per guardare il campo di battaglia. Non chi indica la luna, ma il panorama stesso. Non la disfida fra Artù e Lancillotto per Ginevra, ma il destino di Camelot.

All'esport serve il riconoscimento del Coni? E che significa essere riconosciuti dal Coni? E', l'essere investiti del benestare del sovrano sportivo, l'arma ultima per affermare gli esport in Italia?

Siamo davanti ad una serie di passi in avanti, a volte incerti, a volte piccoli ma dirompenti, che più volte ci hanno gia portato a ritenere come non sia una questione di 'se gli esport si affermeranno', ma di 'quando' e 'come'. Il fatto che si muova il Coni è importante, ma non necessariamente decisivo od utile.

Seppure i tratti competitivi e valoriali fra sport ed esport sono di fatto gli stessi, sono diversi molti presupposti. Anche dirimenti. Vedi il fatto che le singole discipline sono giochi in costante divenire, di proprietà delle case produttrici. Quindi business, marketing. Che limiti porre? Che tutele per i giocatori? Che regimi fiscali o requisiti per le società? Che giurisdizione? Vogliamo una disciplina parallela come avviene per lo sport, a diversità di caratteristiche? Che poi: un ente qualsiasi può avere potere/diritto di intervenire/gestire senza che ci sia una normativa legislativa nazionale?

Si tratta quindi di immaginare la struttura istituzionale che sarà. Una federazione, allo stato attuale, avrebbe quindi probabilmente un compito di analisi e promozione, propedeutico in futuro ad una vera e propria gestione, ma tutta da scrivere. Perché tutta da scrivere è la normativa. Sotto il Coni? Inizialmente, forse, ma non necessariamente. E' in parte normale questo processo: le istituzioni sono per definizione conservatrici, si cerca di ricondurre qualcosa di nuovo a qualcosa di esistente. Seppure quindi il modello di istituzionalizzazione così tracciato pare 'nato vecchio', potrebbe essere un passaggio inevitabile.

Ma come funzionerebbe una federazione 'di passaggio', o in futuro stabile? In ballo ci sono investimenti pubblici e privati. Si veda come funziona la FGIC: paga arbitri, premi e attività nazionali; incassa da associati, sponsor, ricavi di manifestazioni, diritti tv… e dal Coni, a sua volta sostenuto dal Ministero dell'Economia. Un riconoscimento del Coni ad un ente può avviare una prima iniezione proprio di denaro pubblico, per arrivare in seguito ad una gestione. Insomma, attività concrete, al di là del valore di riconoscimento cultural-sportivo, di cui tendo sempre un po' a dubitare per ragioni proprio anagrafico-generazionali.

La storia ci insegna che quando sei il primo, ed hai le risorse, poi è difficile che abdichi al trono. Peraltro qualcosa si muove: il Decreto Rilancio post Covid del 13 maggio ha stanziato 4 milioni di euro del Ministero dello sviluppo economico per istituire il 'First Playable Fund', misura per supportare gli sviluppatori di videogiochi. E' un segnale, non tanto o solo per le risorse, quanto perché viene citata una "industria dell'intrattenimento digitale", concetto piuttosto ampio e chissà, replicabile.

Mago Merlino butta là un'ipotesi: un 'aggancio' del Coni agli esport può far partire un 'mandato esplorativo' con, che so, qualche decina (o magari centinaia) di migliaia di euro di finanziamento, per attività di promozione/sviluppo/studio in ambito esport di cui il settore potrebbe giovare. E, del pari e forse anche prima, gli enti che si pongono l'obiettivo di guidarlo. In breve: la via per raggiungere il Santo Graal. Ma chi sarà mai il nostro Parsifal?

Sarà il tempo a dirci cosa succederà. Il dato certo è che l'esport procede veloce. Un esempio su cui riflettere: Magic Arena, la piattaforma online liberamente scaricabile gratis di Wizards of the Coast del noto gioco di carte collezionalibili, ha proprio il 30 maggio scorso tenuto il primo torneo con premio in denaro, 'The Arena Open'. Meccanismo semplice: ti iscrivi (pagando con la valuta del gioco, acquistabile anche con denaro vero), giochi da casa, se vinci metti in tasca 2mila dollari. L'unico requisito era praticamente essere maggiorenni. Di tornei online con premi in denaro ce ne sono molti, in questo caso si tratta di un gioco di carte, quindi con fattore fortuna evidente (potenzialmente collegabile al gioco d'azzardo per la legge?), che agisce su scala mondiale. E allora che prospettiva abbiamo? Pure se sei il re e riesci ad ottenere Excalibur, come lo sottometti un uragano?

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