Delirio di vita

Delirio di vita

Quando si decide di chiudere un matrimonio si rischia di passare per pazze

(Foto d'archivio)

E’ devastante passare per pazze quando si prende la decisione di cambiare drasticamente la propria vita tagliando il legame con il proprio partner. Sembra quasi che una persona si svegli una mattina e decida improvvisamente di fare il tutto senza un motivo. Ma non è così. Chi cambia ha dato innumerevoli segnali di insofferenza negli anni. Ha provato più e più volte a comunicare le proprie insoddisfazioni, ma non è stata presa sul serio. Anzi, si passa da rompiscatole. Specialmente se a “lamentarsi” è la donna. Eh sì. Triste verità. Ma sapete benissimo che è così. 

Nel mio caso ho provato tantissime volte a spiegargli la mia sofferenza, il fatto che non lo sentivo presente né con me né con i ragazzi. Ma lui negava, negava e si stufava pure. Mi lamentavo talmente tante volte che alla fine passavo per “can che abbaia” e non venivo presa mai sul serio. Quante notti insonni a piangere mamma mia. Ed oggi, da separati, ahimè, continua nella negazione e nella sua assenza con i figli. Anzi, con la sua presenza/assenza. Quella che ha sempre avuto e sempre avrà.

Poi il tumore e la conseguente decisione di non voler morire all’interno di quella gabbia che non mi dava la possibilità di essere me stessa e di sviluppare le mie capacità. E sapete cosa è successo? Che come gliel’ho comunicato ci ha creduto. E sì, perché evidentemente prima, tutte le altre volte, non ne ero convinta neanche io al 100%. Avevo sempre la speranza che qualcosa cambiasse e per cui non ero neanche convincente. Ma quando lo sono stata, è stato un attimo. 

Ma non credete che tutto ciò sia stato facile. Per niente. Sapevo che gli avrei fatto del male, ferito il suo orgoglio e lo avrei voluto evitare giuro, ma ormai la pentola era piena ed è esplosa senza possibilità di ritorno. Per cui, non mi chiedete “come faccio?”, arriverà il momento, se sarà il momento.

Spesso penso che il tumore mi sia arrivato perché mi sono troppo repressa, compressa invece di amarmi. Di amarmi seriamente. Avrei dovuto essere chiara dall’inizio. Senza nascondermi. Senza avere paura di essere me stessa. Con lui. Con il mondo. Ma, forse, il famoso amor proprio si raggiunge con l’età purtroppo. Parlo per noi donne ovviamente. Perché per l’uomo è diverso. Molto. La maggior parte di loro (fortunatamente non tutti) regredisce. E se poi è la moglie a dire che è finita, beh, fanno pure le vittime, invece di mettersi in discussione, di cambiare seriamente. Iniziano a “distrarsi” tra feste, cene fuori, locali perché, poverini, loro che colpa ne hanno se la moglie si è impazzita con il tumore. E, ovviamente, i figli ce l’hanno con lui perché è lei a metterglieli contro, non perché lui è assente.

Non oso immaginare se avessi dovuto fare cicli di chemioterapia con i capelli che cadevano. O se mi avessero dovuto asportare i seni. Sì che al quel punto sarebbe venuto fuori il vero lui. Colui che LAVORA per mantenere la famiglia e che non ha tempo per altro. Che tristezza!

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Guerriere, amiche, Michela, Giovanna, Claudia, Irene, Francesca, Daniela, Alessandra, Monica, Elisabetta…avete fatto con grande coraggio la vostra scelta. So bene quanta sofferenza vi ha portato e vi continua a portare. Ma è stato il primo passo verso la rinascita. Verso l’amore per voi stesse e solo il tempo, ormai amico, vi darà il premio che vi meritate.
Amatevi. Sorridete. Siate fiere delle vostre scelte. E a chi vi scambia per pazze rispondetegli con un bel sorriso. Pirandello diceva “Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prenderanno per pazza!”
Forza! Vi abbraccio.

Delirio di vita

Tre anni fa ho avuto due tumori al seno destro. Lo stop della vita al momento della diagnosi e l’inizio della mia rivoluzione, del mio “delirio”. Lascio con coraggio e dolore un matrimonio infelice perché completamente abbandonata a me stessa da sempre. Inizio a scrivere la mia storia ”romanzata” dove la protagonista, Lavinia, affronta la malattia riponendo in maniera ossessiva e passionale nel suo radioterapista la speranza della salvezza da essa. Mi sono rialzata con forza e ogni giorno lo faccio, grazie anche ai miei tre figli che mi sostengono. Scrivere è la mia medicina. Dopo il successo dell’articolo di Roberta Marchetti sul mio libro, sulla mia storia, dopo tutti i vostri commenti, la redazione mi ha proposto di aprire questo blog per dare voce a questo “delirio” che da oggi vorrei fosse anche il vostro. Il nostro. Perché insieme, uniti si combatte meglio e perché fino ad oggi si è taciuto fin troppo. Urlate più forte che potete. Gridate il vostro dolore e la vostra forza. Non siete più soli. Siamo una famiglia. Scrivete le vostre esperienze senza veli. Qualcuno risponderà, sempre pronto a sostenervi. Io per prima. E saremo più forti.

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