Delirio di vita

Delirio di vita

Comunicare ai figli la notizia del tumore: sì o no?

Sì, gliel’ho detto subito. 
Piccolini. 
I loro occhi. 
Avevano 12 anni. 
Ho scelto di dirglielo subito perché non sarebbe stato facile nasconderglielo tra l’operazione, la radio tutti i giorni, le medicine. 
Tornando indietro, se avessi avuto un marito che mi stava accanto supportandomi, probabilmente glielo avrei evitato. Chissà.
So solo che da quel momento anche la loro vita è cambiata. Emotivamente cambiata. I gemelli, specialmente uno dei due, improvvisamente erano diventati molto più irascibili a scuola. Litigavano con tutti. Rispondevano male ai professori. Ed erano sempre preoccupati specialmente quando mi vedevano sul letto. “Mami che hai? Tutto bene?” Poi, con il tempo, parlando e riparlando, rassicurandoli, si sono calmati e, anzi, ora si sono responsabilizzati facendo pure gli “ometti” di casa.
E lei, mia figlia…beh, mi guardava in continuazione, mi aiutava su tutto, specialmente durante la radio. E ancora oggi mi telefona sempre quando è fuori e a volte devo io forzarla ad uscire con le sue amiche perché, fosse per lei, rimarrebbe tutto il tempo accanto a me.
Non so cosa direbbero gli psicologi. Forse ho sbagliato a coinvolgerli così. 
Poi anche la separazione e il loro dirmi “mamma va bene così”.
Devo essere sincera: se combatto ogni giorno è proprio per i loro occhi. Per l’amore che gli leggo dentro. Ma i sensi di colpa per tutto quello che gli ho fatto passare spesso mi massacrano. Avrei dovuto proteggerli da tutto questo e, invece, paradossalmente, sono stati loro a proteggere me.  Ogni giorno lo fanno. E, allora, i sensi di colpa spariscono, specialmente quando siamo tutti e quattro insieme sul divano a vedere un film, o quando facciamo le passeggiate in montagna o un bel bagno a mare o quando ceniamo insieme o quando parliamo di tutto comunicandoci tutto senza veli e senza paure. 
Uniti. 
Sempre e per sempre.
E’ andata così. 

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Delirio di vita

Tre anni fa ho avuto due tumori al seno destro. Lo stop della vita al momento della diagnosi e l’inizio della mia rivoluzione, del mio “delirio”. Lascio con coraggio e dolore un matrimonio infelice perché completamente abbandonata a me stessa da sempre. Inizio a scrivere la mia storia ”romanzata” dove la protagonista, Lavinia, affronta la malattia riponendo in maniera ossessiva e passionale nel suo radioterapista la speranza della salvezza da essa. Mi sono rialzata con forza e ogni giorno lo faccio, grazie anche ai miei tre figli che mi sostengono. Scrivere è la mia medicina. Dopo il successo dell’articolo di Roberta Marchetti sul mio libro, sulla mia storia, dopo tutti i vostri commenti, la redazione mi ha proposto di aprire questo blog per dare voce a questo “delirio” che da oggi vorrei fosse anche il vostro. Il nostro. Perché insieme, uniti si combatte meglio e perché fino ad oggi si è taciuto fin troppo. Urlate più forte che potete. Gridate il vostro dolore e la vostra forza. Non siete più soli. Siamo una famiglia. Scrivete le vostre esperienze senza veli. Qualcuno risponderà, sempre pronto a sostenervi. Io per prima. E saremo più forti.

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