Delirio di vita

Delirio di vita

Con il covid battuta d'arresto per gli screening oncologici

Sono sconvolta nell’apprendere come la Sanità Pubblica abbia affrontato le cure oncologiche da marzo 2020, ossia da quando è iniziato l’allarme covid-19. Più del 60% degli interventi è stato rimandato ed anche gli screening oncologici hanno subito una battuta d’arresto impressionante: se si confronta il numero di esami effettuati tra gennaio e maggio del 2019 con gli stessi condotti nel 2020 si vede che c’è un saldo negativo di oltre 1.4 milioni di esami, senza i quali potrebbero essere sfuggite oltre 2 mila diagnosi di tumore al seno. Ovviamente non per chi ha una bella assicurazione e se ne può andare tranquillamente in una struttura privata spendendo 100/150 euro per una mammografia che poi gli verranno rimborsati. Lì non c’è mai fila… chissà perché… nessuna battuta d’arresto.

Per tutti gli altri, beh, immagino che la Sanità abbia il potere magico di arrestare lo sviluppo del tumore fino a che non sistemano le liste d’attesa infinite con i loro tempi. Nel frattempo però (attenzione attenzione) ci dicono di fare il vaccino perché siamo una fascia più a rischio. E il presidente Aiom che dice ““I ritardi nei programmi di prevenzione secondaria possono determinare un aumento della mortalità nei prossimi anni”. Ma dai?

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Ma per accelerare, dico per dire, non si potrebbero usare le strutture costruite per la terapia del covid che sono vuote (fortunatamente) e chiedere a qualche medico che si divide tra ospedale e clinica (per aumentare il suo misero stipendio) di fare più turni? Anche di sera. Tanto non credo che chi sta male si faccia problemi di orari no? Cioè, io sinceramente accetterei uno screening anche a mezza notte piuttosto che aspettare mesi. Vabbè… ma questa è la nostra Sanità Pubblica e la mia è solo una goccia nell’oceano.

Delirio di vita

Tre anni fa ho avuto due tumori al seno destro. Lo stop della vita al momento della diagnosi e l’inizio della mia rivoluzione, del mio “delirio”. Lascio con coraggio e dolore un matrimonio infelice perché completamente abbandonata a me stessa da sempre. Inizio a scrivere la mia storia ”romanzata” dove la protagonista, Lavinia, affronta la malattia riponendo in maniera ossessiva e passionale nel suo radioterapista la speranza della salvezza da essa. Mi sono rialzata con forza e ogni giorno lo faccio, grazie anche ai miei tre figli che mi sostengono. Scrivere è la mia medicina. Dopo il successo dell’articolo di Roberta Marchetti sul mio libro, sulla mia storia, dopo tutti i vostri commenti, la redazione mi ha proposto di aprire questo blog per dare voce a questo “delirio” che da oggi vorrei fosse anche il vostro. Il nostro. Perché insieme, uniti si combatte meglio e perché fino ad oggi si è taciuto fin troppo. Urlate più forte che potete. Gridate il vostro dolore e la vostra forza. Non siete più soli. Siamo una famiglia. Scrivete le vostre esperienze senza veli. Qualcuno risponderà, sempre pronto a sostenervi. Io per prima. E saremo più forti.

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