Mercoledì, 12 Maggio 2021
Delirio di vita

Delirio di vita

A cura di Lucilla Vianello

I grossi spaventi ti portano ad un inevitabile cambiamento: chi nasce quadro può morire tondo!

Per tutta la mia vita ho sempre sostenuto con convinzione che “chi nasce quadro non muore tondo” ma alla veneranda età di cinquant’anni devo dire che non è sempre così. Assolutamente. Sulla mia pelle ho vissuto, dopo la notizia di avere un tumore, un cambiamento radicale, forse dovuto anche all’età, chi lo sa. Fatto sta che, attraverso molta moltissima sofferenza, oggi sono diversa. Vedo il mondo, le relazioni, in maniera completamente diversa. Con più calma, più serenità, con meno rabbia. E’ come se improvvisamente rivedi la tua vita e ti rendi conto degli errori fatti dovuti all’impulsività, alla mania del controllo. La malattia per assurdo mi ha insegnato molto. Se guardo indietro vedo una donna che non si amava per niente. Per lei la parola “amarsi” era sinonimo di egoismo. Dovevo sempre dare, dare e dare per sentirmi accettata da tutti. Per avere il consenso di tutti. E di conseguenza ero piena di aspettative. Perché è nell’essere umano averle. E così, con il tempo, ho capito che non amando me non amavo e rispettavo gli altri. Distruggendo e saturando rapporti fino allo stremo. Fino all’osso. Fino a lasciare una traccia orribile di me nel ricordo di tutti, persino nella mia famiglia. Mi piacerebbe avere il coraggio di chiedere scusa a tanti…ma non credo vengano neanche accettate e capite talmente male ho fatto. Chissà…

Io so solo che i cambiamenti sono possibili per chi si mette in discussione con se stesso. Per chi, come me, ha questa capacità. Perché sappiamo bene che non è da tutti purtroppo. Eh no, purtroppo no. Prima non sapevo proprio cosa significasse avere pazienza e boom, travolgevo, pretendevo. Mi dicevo “ma perché io faccio tutto subito e gli altri invece no?...perchè quella persona non fa per me quello che ho fatto io per lui/lei nel modo in cui io mi aspetto che faccia?...” E alla milionesima silenziosa delusione chiudevo improvvisamente incolpando con rabbia e senza dare più possibilità di recupero o di dialogo. Oltre ad una mancanza di amore per me stessa credo, ovviamente, che era anche caratteriale sinceramente. Tutto subito perché il tempo stringe. Mah…neanche avessi avuto sedici anni per sempre… E così la vita mi ha fatto fermare. Mi ha obbligata a fermarmi, creandomi il vuoto intorno. Io, la malattia e solo i miei figli. E lì…beh lì ho dovuto per forza guardarmi allo specchio perdonandomi e perdonando. Sì, perché poi ti rendi conto che alla fine il perdono altro non è che accettare gli altri per quello che sono, con tutti i loro limiti, che sono anche i tuoi. Anzi, chi dice che tu non ne hai di più? La solitudine all’inizio è brutta. Bruttissima. Ma poi quando inizi ad amarti, ad assaporare la calma, la pazienza e ad avere fiducia in te stessa, capisci che a tutto c’è un disegno. Che nulla accade per caso. Nulla. Mai. Basta rialzarsi. Scrollare la polvere di dosso…e ricominciare con fiducia. Il resto verrà da sé.

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