Giovedì, 25 Febbraio 2021
Delirio di vita

Delirio di vita

A cura di Lucilla Vianello

Toglietevi la maschera

Dopo la pubblicazione del mio libro “Diario di un delirio” edito da Santelli editori ho ovviamente ricevuto diversi feedback sia positivi (ringraziando il cielo la maggior parte) che negativi.

La cosa dove però rimango sinceramente basita è il bigottismo ancora imperante nella nostra società. Quello che voleva essere un grido di una donna malata di tumore che impazzisce completamente lasciando il marito e un matrimonio soffocante, scegliendo di non farsi curare e innamorandosi ciecamente del suo radioterapista al punto di oltrepassare molti limiti sessuali, è stato additato da “alcuni” come un libro porno pieno di errori.

Il bello è che questi “alcuni” poi sono le prime persone ad avere storie nascoste, fare del sesso estremo, dire e lanciare cattiverie gratuite verso il mondo e che vanno persino in chiesa a battersi il petto e a prendere la comunione. Tradiscono mogli, figli, amici e parenti. Hanno seconde vite nascoste. Mentono sapendo di mentire. Hanno due facce, anzi, due maschere, una per la società visibile (quella delle finte buone maniere, della finta famiglia del mulino bianco, della moglie o dei figli che dicono di amare) e l’altra per quella invisibile (chat nascoste, falsi profili Instagram, alberghi, aperitivi, incontri segreti notturni e diurni). Ma non parlo solo di uomini ovviamente.

Inoltre ho scelto consciamente di affrontare le scene di sesso in maniera nuda e cruda così come accade realmente, senza mezzi termini, proprio per comunicare la totale disperazione e sottomissione della protagonista ad un uomo, nonché suo medico salvatore, che se ne approfittava completamente di lei e della sua disperazione, confusione, follia, pazzia fuoriuscite dall’ego più profondo dopo la notizia di avere un tumore e anche perché credo seriamente che la descrizione diretta, senza mezzi termini, delle scene erotiche poteva contribuire a provocare emozioni nel lettore. Ma per questi “alcuni” evidentemente sono scene porno, come se sotto le proprie lenzuola si può fare di tutto ma non si dice. E la figura del medico narcisista covert che si nasconde dietro un’infanzia infelice, dietro al suo camice e dietro sua moglie e sfrutta senza mezzi termini questa donna disperata, voleva essere un monito d’allarme per il sesso femminile.

Non solo. Ma sono stata anche molto criticata sulla scelta della protagonista di non volere accettare più le cure una volta scoperto di essere piena di metastasi. E qui dovrei aprire un lungo dibattito a riguardo, ma mi limito solamente a precisare che dovremmo vivere in un paese dove, fortunatamente, esiste la libertà di scelta e di parola. Dico “dovremmo” perché purtroppo non è così. Per “alcuni” bisogna seguire tutto quello che ci viene imposto senza avere una propria scelta. Eppure, navigando su internet, sono milioni e milioni le persone nel mondo che scelgono altre vie per affrontare la malattia senza per questo dare un messaggio sbagliato.

Vicino a me sono morte purtroppo parecchie persone a me care soffrendo le pene dell’inferno affrontando le cure fino all’ultimo. Attaccandosi a qualsiasi minima speranza. E ritengo il tutto dignitoso così come la scelta di aiutarsi a morire quando ormai non si ha altra alternativa alla sofferenza.

Concludo con una recensione al mio libro di una testata direi alquanto importante che ha colto subito il reale messaggio del libro. “ Una narrazione cupa e drammatica che racconta in modo dettagliato, tra piacere dei sensi, forza e sofferenza, un vero e proprio viaggio dell'anima: arriva il 5 marzo in libreria "Diario di un delirio", edito da Santelli, che segna il debutto di Lucilla Vianello. Con la prefazione di Carlo Carlei, il libro utilizza un linguaggio crudo ed esplicito per narrare la storia di una donna che, malata di cancro al seno, affronta la malattia e la paura di morire attraverso una relazione dalla dimensione erotica totalizzante, ossessiva e alienante. Non riuscendo ad appoggiarsi alla famiglia - soprattutto per la crisi irrecuperabile del suo matrimonio dovuta alle incomprensioni con il marito - e sentendosi vuota e sfinita, la donna infatti si innamora del suo oncologo e inizia con lui una storia di sesso e di libertà solo apparente: ben presto questo rapporto non sarà più una valvola di sfogo dalla sofferenza della malattia e uno strumento di felicità e appagamento, quanto per lei una nuova occasione di frustrazione e "prigionia" che rischia di farla impazzire.” Ansa.it

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