Martedì, 11 Maggio 2021
Delirio di vita

Delirio di vita

A cura di Lucilla Vianello

La scoperta di avere un tumore e in un attimo il crollo del mio matrimonio

Il mio delirio è iniziato così. Una mattina di quattro anni fa mi sono svegliata con la mano sinistra sul seno destro e sotto le dita… due minuscoli pallini. In quel momento, in quell’attimo, ho iniziato a sentire quella leggera sensazione di freddo che iniziava a scorrere nelle vene. Mi volto verso mio marito e glielo comunico. Lui bofonchia qualcosa di incomprensibile e continua a dormire.

Mi infilo una tuta. Chiavi della macchina e guido da sola in trance verso la clinica. E’ stato in quel momento, in quell’attimo, quando il medico dopo l’ecografia ha iniziato a dire la diagnosi, che tutto si è fermato. Tutto. Tutto fermo. Tutto ovattato. E il pensiero ai miei figli. Al loro futuro senza di me. Poi l’operazione. Poi l’attesa del referto. Sola. Solissima.

“Signora fortunatamente li abbiamo presi in tempo. Dovrà fare 25 sedute di radio e prendere il Tamoxifene per 5 anni e l’Enantone per 3. Fare controlli ogni sei mesi. Stia tranquilla”. Mio marito non mi accompagnò a nessuna seduta di radio. Doveva lavorare. Lui. E dopo i primi giorni era tutto passato in cavalleria.

“Hai visto amore? Non hai avuto niente!”. Come un semplice raffreddore. Una semplice influenza. E una sera, in un momento, in un attimo, presi la mia decisione, il mio delirio: vivevo una vita che non era la mia. Dovevo cambiarla. Mi meritavo altro.

Era come se avessi avuto una seconda occasione e dovevo sfruttarla amandomi finalmente un po’. D’altronde ero sempre stata sola in quel matrimonio. Sempre. “Tu sei pazza! Il tumore ti ha devastato il cervello! Devi andare da uno psicologo!”.

In questi giorni ho letto tutti i vostri commenti all’intervista che Roberta Marchetti mi ha fatto e mi sono commossa più e più volte leggendo di quante coppie invece sono rimaste insieme e in maniera ancora più forte hanno affrontato uniti la malattia. Di quanti uomini hanno accudito non solo fisicamente ma anche mentalmente la propria compagna. E le lacrime scendevano lente prendendo sempre più coscienza di non essere stata amata veramente e di aver preso la decisione più sana della mia vita.

Ma questa è la mia storia. Ora, vorrei ascoltare la vostra. Un abbraccio, Lucilla.
 

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