Martedì, 19 Gennaio 2021
Delirio di vita

Delirio di vita

A cura di Lucilla Vianello

Crescere i figli con un tumore e un divorzio

Bè no. Non è stata facile e continua a non esserlo. Affrontare la separazione, il divorzio e le cure per il tumore con tre ragazzi adolescenti completamente affidati a me, non è da poco. Specialmente con questa generazione. Che non è la nostra. Assolutamente. Non che la nostra fosse migliore, ma sicuramente avevamo “ideali”, giusti o sbagliati, e rispetto. Rispetto per i nostri genitori, insegnanti, istituzioni, società, mondo. Cose abbastanza assenti per la maggior parte di loro. Nonostante tutti i nostri sforzi di dialogo. Di presenza.

Spesso mi chiedo quanto sia solo nostra responsabilità di genitori o anche della società in cui viviamo. Quella di oggi. Quella che parte dalla politica dove si sferzano insulti e cazzotti senza veli. Quella del consumo esagerato di marca (ricordo ancora discussioni e discussioni perché volevano l’ultimo modello di i-phone o di Nike). Della musica quella forte mandata con i bassi a palla nelle macchinette che parla di sesso e droga, di ribellioni, di insulti. E non è che voglio fare la falsa moralista. Io mi ascoltavo “Latte e i suoi derivati” o il rock degli Acdc. Ho fatto sega a scuola. Andavo in vespa senza casco. Ho iniziato a fumare ahimè molto presto. Ma mai in maniera così strafottente. Così esagerata. Ho avuto il periodo di sinistra. Il periodo di destra. I poster di Baglioni attaccati alla parete insieme agli Spandau. E stavo anche io le ore al telefono (quello con la prolunga) con mio padre che, ogni tre per due, metteva il lucchetto. Ma loro…loro dove vanno? Cosa seguono? Chi inseguono? Che modelli hanno? Ho sempre difeso i professori di oggi per principio. Ma, detto tra noi, anche loro non sono quelli di una volta. Assisto di nascosto alle loro lezioni in Dad e spesso e volentieri rimango basita dal poco polso, dal poco italiano, dal poco rispetto che danno e che, di conseguenza, ricevono. Per non parlare del linguaggio. Vivendo a Roma è facile cadere nel “romanaccio” che se detto in un tono ha un senso, ma in un altro può diventare assolutamente volgare e offensivo. Ma loro neanche quello parlano. “Bro mi madre a (sempre senza l’acca) svalvolato per cui piscio”. Infatti poi ho scoperto che hanno addirittura creato giustamente un dizionario che traduce le loro parole.

Detto questo. Separandomi in piena loro adolescenza sono stata COSTRETTA a violentarmi per entrare nelle loro teste, perché se aspettavo che loro entrassero nella mia li avrei persi per sempre sia per quello che ho scritto sopra ma sia per la loro rabbia per il mio tumore e per tutto quello che comunque ha comportato il divorzio. Ecco. Io ora vorrei scrivere a loro tre per chiedergli scusa se non sono riuscita ad evitargli la mia malattia, le mie visite, le mie cure, la mia depressione, la mia ribellione ad un matrimonio che mi stava stretto e le lacrime che hanno visto scorrere sul mio viso. Non avete idea di quanto mi senta in colpa. E provo tutti i giorni, che mi sono regalati, a parlarci, a dialogarci, ma, specialmente, ad ASCOLTARLI. Sì, perché così facendo ho notato un meraviglioso cambiamento. Sarà che ora hanno 17 anni e stanno crescendo. Ma, credo che il dialogo con questa generazione sia fondamentale. Non cazziandoli in continuazione e su tutto. Dandogli regole dentro casa che se non vengono rispettate hanno conseguenze come la mancata “paghetta” o la mancata uscita. E aggiungendo a tutto questo abbracci fortissimi. Carezze e baci rassicuranti. Facendogli sentire che, se anche sbagliano, io ci sono e ci sarò PER SEMPRE senza mai giudicarli. E che Dio ce la mandi buona. Vi abbraccio.

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