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Domenica, 28 Novembre 2021
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A cura di Gabriele Ferrieri

Innovazione: perché serve investire nella cybersecurity

La situazione legata alla cybersicurezza in Italia nell’ultimo periodo ha assunto importanti connotati sia in termini di investimenti legati alle voci di spesa del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sia alla necessità di rafforzare il proprio sistema di difesa legata ai siti critici che alle infrastrutture della pubblica amministrazione. Numerosi sono stati gli attacchi hacker subiti, in particolare quella al sistema sanitario della Regione Lazio e la presa di posizione da parte delle istituzioni non ha tardato ad arrivare grazie ad una rapida risposta da parte del governo Draghi che, con la delega a Franco Gabrielli già Capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza, alla guida dell’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, si appresta a vigilare per evitare che tali situazioni non accadano più in futuro.

I dati evidenziano come nel primo semestre 2021 l'Italia è il quarto paese al mondo più colpito dalle minacce informatiche correlate al Covid-19 e alla pandemia, e preceduta solo da Stati Uniti, Germania e Colombia. Il dato emerge dal report sulle minacce informatiche a cura di Trend Micro Research. Secondo la società di sicurezza informatica, sul nostro Paese si sono abbattuti 131.197 attacchi tra e-mail di spam, malware e siti maligni a tema pandemia. In particolare, le minacce arrivate via e-mail in Italia sono state 194.879.311, i siti maligni visitati sono stati 7.559.192. Il numero di app maligne scaricate nella prima metà del 2021 è di 28.215; nella prima metà del 2021 sono stati 1.712 i malware unici di online banking che hanno colpito l'Italia.

La definizione dell’architettura nazionale e l’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale costituiscono sicuramente un primo ma fondamentale passo verso la protezione degli interessi nazionali nella dimensione cibernetica. La completa realizzazione della strategia italiana sulla cybersicurezza necessita di azioni sempre più comuni e condivise, volte proprio al rafforzamento cibernetico di tutto il sistema produttivo, delle pubbliche amministrazioni e dei singoli individui. Come evidenziato dal presidente del Copasir Adolfo Urso. Costruire tecnologie nazionali ed europee che permettano di sopravvivere in questa complessità. Diventare centro nazionale di competenza. Giocare da enzima tra sistema del privato e della ricerca. Questo, in sintesi, l’appello lanciato nei giorni scorsi dal nuovo direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza, Roberto Baldoni.

Un percorso che segue la volontà degli operatori di essere protagonisti di un nuovo modello di sviluppo della tecnologia, basato sulla condivisione della conoscenza, su tecnologie open source e sulla valorizzazione delle startup, per creare una cybersecurity democratica e accessibile sia alla grande che alla piccola e media impresa all’insegna dell’innovazione e del digitale. Temi e punti che rispecchiano in particolare il posizionamento dell’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori che, come punto di riferimento dell’innovazione in Italia, all’interno del suo Manifesto per la sicurezza digitale, consegnato nelle mani delle massime istituzioni di settore proprio nei giorni scorsi in una manifestazione solenne presso il Senato della Repubblica, evidenzia la necessitò di maggiori investimenti nel settore e la creazione di una cabina di regia unica sulle politiche per la pubblica sicurezza a livello europeo e per la creazione di un organo di consultazione, aperto anche alle startup, per seguire in modo proattivo questi grandi temi.

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