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Lunedì, 15 Aprile 2024
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A cura di Gabriele Ferrieri

Innovazione, il manifesto per la cybersicurezza in Italia

Investire nell’innovazione e nelle nuove tecnologie è uno dei punti cardini del PNRR e un impegno che il governo italiano ha preso nei confronti dei suoi partner europei. Tra i punti chiave, considerando anche la situazione geopolitica, resta quella della cybersicurezza che dovrà trovare necessariamente priorità nelle progettualità dei prossimi mesi, unendo l’impegno pubblico e privato sia nella sicurezza dei siti critici dello stato che nella salvaguardia dei dati delle aziende private.

Di grande rilievo su questo punto l’impegno dell’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori che, come punto di riferimento dell’innovazione in Italia, ha recentemente presentato nel corso del suo Innovation Cybersecurity Summit, il suo Manifesto per la sicurezza cibernetica nelle mani al Governo, alla Difesa, al Dis e all’Agenzia Cyber.

Il Manifesto per la Cybersicurezza, punta a promuovere la costituzione, in Italia, di un soggetto ispirato al modello del “Cyberspark israeliano”, garante dell’interazione fra soggetti pubblici e privati, al fine di migliorare la qualità della ricerca e sviluppo nazionale, dei livelli di sicurezza cibernetica e della competitività dell’economia italiana. L’istituzione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale costituisce un primo – fondamentale – passo verso la realizzazione dei suddetti obiettivi ma, per avanzare ulteriormente, è indispensabile promuovere azioni comuni e condivise, atte a implementare il sistema produttivo, con riferimento sia alla PA che ai singoli individui. Per promuovere l’avanzamento italiano nel campo della sicurezza cibernetica è fondamentale incentivare l’ecosistema digitale, attraverso la costituzione di un Comitato permanente di consultazione con le start-up innovative nazionali, per favorire un rapporto più profittevole fra pubblico e privato, evitando una duplicazione delle risorse, migliorando la comunicazione e garantendo una maggior efficienza operativa, favorendo un processo qualitativo e quantitativo superiore. Importante anche un rinnovamento normativo ed educativo: necessario semplificare l’impianto esistente - spesso disordinato, disorganico e confuso - sotto un Testo Unico della Sicurezza Cibernetica e incentivare l’awareness digitale nelle scuole – con campagne istituzionali dell’associazionismo di base del mondo dell’innovazione e del settore pubblico radiotelevisivo - aumentando l’alfabetizzazione digitale e la conoscenza dei rischi sul web delle nuove generazioni.

Infine, in merito allo stato della sicurezza cibernetica in Italia, ANGI Ricerche in collaborazione con Lab2101 ha presentato un’importantissima indagine demoscopica, su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne tramite la somministrazione interviste valide e complete, la quale mostra come mai in questo momento il tema della sicurezza e della cybersecurity siano temi particolarmente sensibili per gli italiani.

La ricerca evidenzia come “ancora immersi dall’onda lunga della Pandemia e attenzionati dalle vicende di politica internazionale il 69% degli intervistati ritiene che il Governo italiano debba destinare più risorse e investimenti sul tema della cybersecurity. Molto articolata l’opinione che gli italiani hanno su chi si debba occupare di cybersecurity: il 32% sceglie le Agenzie governative dedicate; il 23% il Ministero della Difesa; il 21% la Comunità Europea; il 16% i Centri e gli osservatori privati e solo l’8% le singole aziende (5%) e i privati cittadini (3%). Informati sul tema della cybersecurity a livello basico 6 italiani su 10 dichiarano di conoscere, seppure sommariamente, come avviene un attacco informatico anche se solo il 29% degli intervistati ammette che potrebbe entrare nello specifico ed elencare i principali cyberattacchi subiti da aziende o istituzioni italiane negli ultimi 3 anni. Il 67% degli italiani crede però che il tema della cybersecurity sia talmente importante e centrale per il futuro del Paese che dovrebbe essere insegnato già dalla scuola secondaria in poi come materia scolastica.”

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