Venerdì, 26 Febbraio 2021
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A cura di Gabriele Ferrieri

Ministero per la transizione ecologica: come funziona e di cosa dovrebbe occuparsi

Un ministero della transizione ecologica è la grande novità emersa dalle ultime ore dei confronti tra Mario Draghi, le forze politiche che potrebbero appoggiarlo e le parti sociali. Donatella Bianchi, presidente del Wwf, dopo l’incontro con Draghi ha annunciato che "ci sarà un ministero della transizione ecologica”. Tutto era nato poche ore prima con una dichiarazione di Beppe Grillo, co-fondatore del M5s, che dal suo blog ha chiesto "un Super-Ministero per la transizione ecologica che fonde le competenze per lo sviluppo economico, l'energia e l’ambiente". La questione ha forti risvolti anche sul piano politico. Una mossa che è stata probabilmente decisiva per orientare i voti degli iscritti del M5s nella votazione online su Rousseau che ha dato l’ok al governo Draghi.

Nel proporre un ministero per la Transizione ecologica che accorpi le competenze di Ambiente e Sviluppo, Beppe Grillo ha indicato l'esempio di Francia, Spagna e Costa Rica. Vediamo come è organizzato questo ministero nei tre Paesi. In Francia ha il compito di attuare le politiche del governo in materia di sviluppo sostenibile, ambiente e tecnologie verdi, transizione energetica, energia, clima, prevenzione dei rischi naturali e tecnologici, sicurezza industriale, dei trasporti e delle infrastrutture. In Spagna si occupa di lotta al cambiamento climatico, prevenzione delle contaminazioni, protezione del patrimonio naturale, della biodiversità, dei boschi, del mare, dell'acqua e della transizione energetica a un modello produttivo e sociale più ecologico, oltre che di demografia e dello spopolamento dei territori. In Costa Rica si occupa delle politiche in materia di protezione ambientale, uso sostenibile delle risorse naturali e della promozione dell'uso di fonti di energia rinnovabili per dare attuazione al piano di sviluppo del Paese.

Sul caso italiano, per ora, comunque, sul ministero della Transizione ecologica non ci sono vere conferme ufficiali, e soprattutto non ci sono dettagli concreti. L’ipotesi principale, però, è che avrà responsabilità importanti nella gestione di parte dei fondi che arriveranno all’Italia attraverso il Recovery Fund, l’imponente strumento di aiuti dell’Unione Europea per rilanciare gli stati membri dopo la crisi dovuta alla pandemia.

Sul tema innovazione, ambiente e sostenibilità, importante è stato il lavoro dell’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori che come punto di riferimento dell’innovazione in Italia e tra le realtà più rappresentative dell’ecosistema, punta ad un programma che mette proprio al centro del recovery plan giovani, nuove tecnologie e programmi orientati ad un’economia sempre più green.

Per il rilancio economico e sociale dell’Italia, è prioritario investire nei giovani e nell’innovazione come motori trainanti per il futuro del Paese. L’auspicio di ANGI è che ci possa essere ascolto e apertura da parte delle massime istituzioni governative con il Presidente incaricato Mario Draghi alle istanze dei giovani innovatori a sostegno delle nuove generazioni e a quella trasformazione tecnologica e digitale, fondamentale per rendere l’Italia una vera smart nation.

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