rotate-mobile
Martedì, 5 Marzo 2024

Il divieto di fumo, anche all'aperto, è sacrosanto

La legge che il ministro della sanità Orazio Schillaci sta preparando contro il fumo è sacrosanta. Niente sigarette "tradizionali" o elettroniche nei dehors, alle fermate degli autobus, e nei parchi se si è vicini a bambini piccoli o donne incinte. Norme di buon senso, si direbbe, norme che qualsiasi fumatore dovrebbe e potrebbe seguire in base al semplice non senso. E a un pizzico di educazione. Ma poiché l'educazione non sembra uno delle doti più spiccate in molti concittadini è giusto l'intervento legislativo che metta per iscritto ciò che è doveroso fare. 

Legge Schillaci: dove non si potrà più fumare

"È un attacco alla libertà", invece, gridano in molti. Purtroppo nel nostro Paese spesso si confonde la libertà di fare il proprio comodo con la libertà tout court. Un esempio in questo senso sono le parole di Gino Paoli, intervistato da La Stampa: "Fatevi i fatti vostri, ai miei ci penso io", dice il cantautore. Evidentemente Paoli non riesce a capire una cosa semplice: ci faremmo tutti i "fatti nostri" se il suo gesto di fumare - in qualche modo - non andasse a incidere sulla libertà altrui di non subire il maleodorante odore di una bionda. E, purtroppo anche in un bar  all'aperto, se siamo seduti in due tavoli vicini, il fumo di qualsiasi sigaretta diventerà anche il fumo passivo di chi è intorno al fumatore. 

Per anni i non fumatori hanno subito l'imposizione del fumo passivo come un qualcosa di inevitabile. Si fumava nei bar, nei ristoranti, nei pub; addirittura nei cinema. E, usciti dal locale, si tornava a casa con i vestiti impregnati di fumo e con la sensazione, non tanto peregrina, di aver fumato un pacchetto intero di bionde senza averne avuta neanche una tra le mani. 

Per fortuna la situazione è cambiata drasticamente con la legge Sirchia, che ha imposto il divieto di fumo nei locali al chiuso: è stato un netto miglioramento della qualità di vita di tutti i cittadini, fumatori compresi. Oggi nessuno immaginerebbe possibile tornare indietro. 

Con il passare degli anni, però, siamo divenuti sempre più consapevoli di alcune cose. La prima è che il fumo fa male, a tutti. Senza eccezioni. Per questo è inaccettabile che Gino Paoli dica che lui, come Camilleri, ha fumato molto ma è ancora vivo ad 88 anni, mentre molti suoi amici "che facevano una vita sana" se ne sono andati. Una frase del genere mette in discussione certezze mediche e scientifiche che da anni sono conclamate. È pura anti-scienza. Basti pensare che secondo l'OMS ogni anno, nel mondo, più di 8 milioni di persone muoiono a causa del consumo di tabacco. 

La seconda è che il rispetto per gli altri è essenziale. E il fumo, conseguentemente, non va imposto a che ci è accanto. Non è possibile fumare alla fermata dell'autobus magari in mezzo a decine di persone che attendono che passi una metro o un pullman. Lo stesso vale per un parco, se si è nelle vicinanze di un bimbo. Sarebbe impensabile solo ipotizzare di farlo. In Italia si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti (il 20,6% del tota­le di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro (Tobacco Atlas sesta edi­zione). 

Inoltre, va precisato che non ci troviamo davanti a un'imposizione sanitaria, o a una limitazione di libertà. Nessuno ha in mente di proibire a nessuno di fumare. Si potrà continuare a farlo nei parchi a debita distanza da mamme e bambini, si potrà fumare all'aperto praticamente ovunque, si potrà fumare a casa propria, a casa degli amici che ce lo consentiranno, al mare, in montagna, nella propria macchina. 

Infine, c'è un ultimo mito da sfatare. Quello che grazi al fumo le casse dello stato ci guadagnino. È verissimo che le accise sulle sigarette sono molto alte e che le casse dello stato ne beneficino, ed è altrettanto vero che appare contraddittorio un atteggiamento per il quale con una mano si prendono i miliardi di tasse dal tabacco e con l'altra si fa la morale a chi fuma, ma va sottolineato - come affermato recentemente dal ministro Orazio Schillaci citando dei dati della fondazione Veronesi - che il costo annuale per la cura dei soli tumori da fumo è circa il doppio di quanto incassiamo dalle accise sul tabacco, 14,40 miliardi nel 2021". 

Quindi, viva la libertà, anche di farsi male da soli, ma non è accettabile lasciare campo libero a chi intende imporre agli altri il suo stile di vita. 

Il divieto di fumo, anche all'aperto, è sacrosanto

Today è in caricamento