Mercoledì, 24 Febbraio 2021
Fac fer plei

Fac fer plei

A cura di Capitan Psycho

Il diritto di tifare Vesuvio

"Lavali, lavali, lavali col fuoco. O Vesuvio lavali col fuoco". "Oh Vesuvio, pensaci tu!". Due cori che se giochi contro il Napoli non si possono non cantare. E' il diritto sancito dalla costituzione della curva di insultare i napoletani. E le strade sono due: o il colera "perché non si lavano" o il Vesuvio "per lavarli".

A questo punto, se questi cori non si possono cantare, stiamocene a casa e lasciamo giocare solo i partenopei. Il calcio è una cosa seria. L'insulto, un diritto. E l'insulto deve andare laddove può far più male o dove la storia del tifo ha insegnato da quando esistono le curve.

Noi tifosi non siamo papifranceschi. Non siamo laureboldrini. Il politically correct lo lasciamo al Vaticano e a Montecitorio. Il politically correct dentro gli stadi, a maggior ragione sui gradoni delle curve, non ha diritto di cittadinanza.

Da qui la domanda: perché chiudere la curva del Milan per un turno per i cori ritenuti di "discriminazione territoriale" nei confronti dei tifosi napoletani?

Ecco la nota del giudice sportivo su quello che è avvenuto domenica 22 settembre a San Siro: "Alcuni sostenitori rossoneri, collocati in un settore dello stadio denominato 'secondo anello blu', in tre circostanze (prima dell'inizio della gara, all'ingresso delle squadre in campo ed al 19mo del secondo tempo) hanno indirizzato ai sostenitori della squadra avversaria un coro insultante, espressivo di discriminazione per origine territoriale".

Sì. E' vero. Abbiamo incitato il Vesuvio a lavarli col fuoco. Ma cosa c'entra la discriminazione e cosa c'entra il razzismo? I tifosi del Napoli - come quelli della Roma, del Genoa, dell'Inter o del Poggibonsi - avrebbero potuto rispondere con "Un solo grido, un solo allarme, Milano in fiamme, Milano in fiamme". Pari e patta, palla al centro. Nemici come prima. Tante risate di chi canta. Tanta rabbia di chi è oggetto del coro.

Siamo allo stadio, cari miei: lasciate pure il frac nell'armadio e le buone maniere sul comodino spolverato dalla mamma. Viva il calcio che sorride quando si canta. Viva il calcio che si arrabbia quando si viene insultati.

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