Lunedì, 30 Novembre 2020
Ibis Redibis

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A cura di Elisa Piras

Folle breviario di bocciature Universitarie

Il Trota dopo una bocciatura

Un calvario chiamato volgarmente bocciatura, da Albert Einstein a Carlo Verdone, da Giulio Andreotti a Renzo Bossi, in molti hanno provato la cocente delusione di essere stati bocciati, poi la vita riprende e le cose si sistemano, più o meno. In certi casi meno che più: Albert è diventato il più geniale Premio Nobel per la Fisica, Carlo un grandissimo regista, Giulio il più anziano uomo sulla Terra dopo Matusalemme nonché machiavellico politico italiano e Bossi Junior è diventato il Trota. "Ritenta sarai più fortunato"; "Andrà meglio la prossima volta"; "Torni al prossimo appello"; "Lei è uno studente o un asino?" "Beh Io…." "Ah I-O. L'avevo detto che era un asino".

Non pensate subito che le vostre braccia siano state ingiustamente strappate all'agricoltura o che il vostro quoziente intellettivo sia più basso di un bradipo in letargo, il mondo universitario è impietoso, soprattutto al primo anno quando ancora non si è sufficientemente corazzati per difendersi dai colpi mortali che ordinari e assistenti sono pronti a infliggere senza troppi complimenti. Così dopo il mancato numero nel libretto, da tradizione, il Consiglio di amici si riunisce come una vecchia tribù indiana e cerca di ricucire le ferite, ironizzando sulla malasorte.

Di storie sulle bocciature che, per la loro assurdità dovrebbero far sentire meglio e ripristinare celermente autostima e buonumore, ce ne sono parecchie e la maggior parte si sono tramandate negli anni tra finzione e realtà, diventando delle vere e proprie leggende metropolitane. Tra le mazzate più brutte c’è senz’altro la storia di uno studente che non sapendo rispondere alla prima domanda cercò un suggerimento lampo negli sguardi dei colleghi. Quando si rigirò il Professore non c’era più, l’aveva bocciato senza dirgli niente. Un altro episodio ha visto la fuga di decine di allievi nei corridoi dell'Università a causa delle umiliazioni inflitte da un terribile Prof., che vedendo l'esodo gridò: "Ma sono davvero così stronzo? Lancio solo qualche libretto!" Purtroppo ci sono anche casi di folle impavidità, come quella dell'alunno che rifiutò il 29 per prendere un 30, una mossa non proprio gradita dal docente che a ogni appello gli diminuiva il voto di un punto…Fino a dargli un 18.

Poi ci sono aneddoti come quello dell'esame di Fisica, in cui un insegnante lanciò un mazzo di chiavi allo studente chiedendogli: "Che tipo di moto è questo?" Il ragazzo rilanciandogli le chiavi rispose: "Lo stesso di questo". Ovviamente non è dato sapere se oltre la silurata, la vittima sia stata giustiziata pubblicamente, magari con qualche taglio da chiave. La mitologia della bocciatura prosegue con un esame di Storia nella Facoltà di Lettere, dove un docente chiese come si chiamasse il luogotenente di Garibaldi. La risposta fu "Nino Biperio". Davanti allo stupore del professore, il ragazzo volle dimostrare le sue ragioni tirando fuori gli appunti della lezione dove aveva scritto Nino BiXio. Superfluo ogni commento.

Il massimo della sfortuna è stato raggiunto da un ignaro studente che per non fare tardi all'esame cercava di superare un lentissimo vecchio in bicicletta pensando bene di insultarlo con qualche gesto poco elegante, ignaro che il vecchietto sarebbe stato il professore che solo mezz'ora dopo lo avrebbe bocciato, sadicamente e con la stessa lentezza con cui guidava la sua graziella congestionando il traffico. Il tour leggendario si conclude menzionando doverosamente la simpatica stangata su Carlo Verdone, rimandato all’esame di Storia del Cinema (assurdo eh?!). Quel giorno Verdone fece scena muta non rispondendo a nessuna delle domande. L'insegnante universitario spazientito lo bocciò, dicendogli di tornare all'appello successivo. A quel punto Carlo disse: "Papà, ma davvero mi bocci?". E il grande Mario rispose: "Mi dia del lei e vada via". C'è chi viene bocciato anche dal padre. Andiamo via, l’importante è ritornare.

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