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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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A cura di Elisa Piras

Il coccodrillo come fa? Quando muori qualcuno lo sa

E il Coccodrillo come fa? Quando muori, qualcuno su Twitter lo sa…Qui non si fa in tempo a morire che subito un esercito di coccodrilli e caimani è pronto a piangere il defunto con tanto di epitaffio strappalacrime da pubblicare. A confermare le statistiche, purtroppo, è stata la morte del grande Lou Reed. Le morti di personaggi famosi fanno aprire i rubinetti Social, innescando una serie di contraddizioni e polemiche più o meno divertenti. Ci sono le persone che scrivono addii, persone che polemizzano su chi scrive addii e persone che polemizzano su chi polemizza su chi scrive gli addii. Poi c’è anche la categoria degli estimatori del morto e la categoria che che accusa l’altra categoria di non essere abbastanza estimatrice del morto.

Così come ogni grande morte che si rispetti, anche oggi troviamo persone che twittano frasi estrapolate dai successi del Maestro Lou e altre che insinunano che molti dei tweet abbiano un retrogusto amaro e ridicolo di falsità. Della serie: Non puoi piangere la morte di Lou Reed se ascolti gli Zero Assoluto e balli di nascosto ‘Quando esta noche tramonta el sol’ di Gigi D’Alessio. Siamo dinnanzi alla più grande fiera dell’Est tra vivi e morti, dai connotati abbastanza inquietanti da far rigirare qualcuno nella tomba.

Certamente non ci vuole nessun grado di istruzione o licenza speciale per commemorare qualcuno, ma è vero anche che basterebbe solo un po’ di coerenza, quella qualità che ci fa agire secondo i principi in cui crediamo. In questo rientra anche il mostrarsi affranti verso la morte di qualcuno che in realtà si conosceva poco, o cosa peggiore non si apprezzava per niente. Stamattina sono stati tanti gli articoli e i post che hanno trattato l’argomento, sbeffeggiando il candore di alcuni cinguettii e status luttuosi che hanno veramente poco del rispetto commemorativo, anzi suonano più come i pianti a pagamento delle Prefiche nei funerali di un tempo, solo che qui non paga nessuno.

La frase peggiore in assoluto è senza dubbio "Insegna agli angeli come…A seguire la dote per cui era famosa la persona morta", un classico horror. Per la miseria, come si fa a insegnare agli angeli qualcosa? Loro sanno già fare tutto. Scherzi a parte, "Ricordati che devi morire" diceva il predicatore nel film ‘Non ci resta che piangere’, Troisi gli rispondeva balbettando "Va bene…Mo' me lo segno". Ingenui, non sapevano che Twitter ce l’avrebbe ricordato a ogni piè sospinto, anche quando ti alzi pieno di gioia, trovi sempre qualche frase che rammenta la fine che dovremo fare. E allora quando arriva e non ci tocca, le cose da fare sono due, forse tre: o piangi o twitti, puoi fare anche tutti e due se non credi ai coccodrilli.

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