Venerdì, 18 Giugno 2021
Le affinità elettive

Opinioni

Le affinità elettive

A cura di Annalisa Terranova

Giocattoli sessisti: viva Cicciobello e abbasso il Meccano

La neopresidente della Bristish Science Association, Athene Donald, professoressa di Fisica sperimentale a Cambridge, se l’è presa con i genitori che regalano bambole alle figlie femmine alimentando “stereotipi di genere” e inculcando in loro l’idea che matematica e ingegneria siano occupazioni per talenti maschili. Alle femminucce, dunque, vanno regalate confezioni di Lego o Meccano e non insulse e civettuole Barbie in rosa.

Ovviamente, io appartengo al gruppo di genitori degeneri che ha regalato giocattoli Lego al figlio maschio e bambole varie alla figlia femmina. Una scelta di cui non sono affatto pentita. Anzi penso che tutta questa insistenza sugli stereotipi di genere sia una frottola, un vero pregiudizio, una forma di fondamentalismo ideologico che non tiene conto della libertà nelle relazioni tra genitori e figli e tra bambini e gioco. Anche perché il gioco, come insegnava il grande Jan Huizinga, non è una sfera in cui il minore copia il mondo degli adulti ma una realtà a se stante, con regole serissime e rigorose del quale il bambino è artefice e responsabile allo stesso tempo. Insomma è la realtà in cui si cresce, in cui c’è sviluppo spontaneo, non la realtà in cui si copiano i modelli - giusti o sbagliati che siano - della vita dei “grandi” e neanche la realtà in cui si “educa”.  

Ai fini del vero gioco può essere utile una bambola come una scatola di costruzioni Lego come una palla o una coppia di sassi. Inoltre, regalare giocattoli a un figlio o a un bambino è un atto gratuito, un dono,  che si fa per il piacere di farlo e non per compiacere una qualche scuola di pensiero pedagogica (c’è molta pedanteria in questa visione “finalizzata” alla vita adulta del giocattolo…). Lasciamo dunque che la scelta sia libera: la cucina o il Meccano purché nella grazia del dono si ritrovi una necessaria dimensione di complicità.  “Drogare” il mercato con l’intimazione del pericolo sessista è un vero e proprio abuso: viva Cicciobello, viva l’aspirapolvere giocattolo e anche viva la tavola da stiro in miniatura (semmai aboliamo il registratore di cassa e il carrellino da piccola massaia felice per non trasformare i ragazzini in precoci consumatori…).

E viva, anche, l’uso del colore rosa per le femmine e del celeste per i maschi. Nella consuetudine  di questi due colori per vestire le bambine e i bambini, che si vorrebbe retrograda e antifemminista,  non vi è nulla di discriminatorio e nessuno riuscirà mai a provare che un coprifasce rosa confetto trasformerà la neonata in una donna succube e sottomessa. Il celeste è solo un blu più puro e delicato e il blu, come scrive Michel Pastoureau nei suoi libri dedicati alla storia dei colori, è un colore maschile per eccellenza , il preferito dal borghese onesto e devoto (una tendenza che nasce nel Medioevo e si rafforza con la Riforma protestante). Quanto al rosa, è solo un rosso scolorito, più “igienico”, dunque un derivato del colore simbolo della vita, del sangue, dell’energia e della gioia (fino alla fine del Settecento  le spose vestivano di rosso!) e non si vede per quale ragione non possa essere associato al genere femminile.

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