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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Le affinità elettive

Le affinità elettive

A cura di Annalisa Terranova

Mafia Capitale, che direbbe il mio amico Tony?

Forse ha ragione Giuliano Ferrara nel dire che la mafia non c’entra nulla nell’inchiesta che sta portando a galla una corruzione ramificata e trasversale a Roma. Ma certo ciò non va inteso come una giustificazione. È dai tempi di Fiorito, del resto, che la destra dà l’impressione di avere tradito in modo profondo e consapevole quelle istanze antipartitocratiche che erano la mission del vecchio Msi. Lo spettacolo di un consiglio comunale assediato, con un sindaco inetto che fa il segno della vittoria anziché dimettersi e destra e sinistra impegnate a rimpallarsi responsabilità che sono di entrambi è francamente indegno di una Capitale. La situazione a Roma è preoccupante da un punto di vista politico a cominciare dal fattore del dopo-Marino: su chi punterà la destra? Ma soprattutto su quale politica? 

C’era una volta un capogruppo di An in consiglio comunale, Tony Augello (morto nel 2000), non corrotto, non indaffarato a fare assumere cubiste, non impegnato a saltare da un partito all’altro, il quale diceva che la destra aveva bisogno di una sua idea di città, e questa idea consisteva, per sommi capi, nel recupero delle periferie distrutte dal consociativismo Dc-Pci. Tony pensava ai quartieri con uno schema se vogliamo ancora novecentesco: la piazza, la scuola, la chiesa, il mercato, il centro anziani, il campetto di calcio, i negozi di prossimità. In questi giorni così tristi per Roma e i romani mi sono chiesta: se fosse ancora vivo, cosa farebbe, con quell’ottimismo intelligente che sempre caratterizza chi fa politica per passione e non per costruirci una carriera? E se fosse stato al potere che avrebbe fatto se avessero bussato alla sua porta un Buzzi o un Carminati? Forse li avrebbe mandati a cagare visto che uno dei suoi vanti da capogruppo era di dire (di dirmi) che per una volta i costruttori  non avevano avuto a Roma atto di vassallaggio da uno di destra (Tony, malato come può essere malato uno che sta per morire, non volle mancare alle sedute sulla speculazione edilizia a Tor Marancia). E se uno manda a cagare i costruttori, forse manda a cagare anche i faccendieri e i loro mandanti. 

E ancora, a proposito della politica da realizzare, a Roma e altrove (ma per Tony la politica romana era lo specchio della politica nazionale) che cosa avrebbe fatto, cosa avrebbe detto? Sono andata a rileggermi il libro che lo ricorda a un anno dalla morte – “Una vita da ribelle”, Settimo Sigillo 2001 – e che raccoglie i suoi discorsi nell’aula Giulio Cesare, i suoi articoli, le sue interviste. Non c’è una sola frase che possa essere accusata di razzismo o xenofobia. Non c’è un solo accenno ai campi rom (che pure esistevano eccome), nulla contro gli immigrati. Tony amava la politica, e non la propaganda. Forse non sarebbe stato al fianco di Salvini nel suo (finora solo annunciato) tour nelle periferie romane. Ricordo molto bene una delle sue ultime conferenze stampa in cui difese i venditori abusivi di borse contraffatte (i cosiddetti vu’ cumprà) dicendo che quelli erano solo l’ultimo anello disgraziato di una catena di illegalità e che occorreva chiudere le fabbriche dove quelle borse venivano realizzate e non sequestrare la merce ai nordafricani per strada. 

Qual era la chiave allora che lo faceva apprezzare da tutti? Forse il fatto che per Tony la politica era costruzione, non dire sempre di no, non alzare la voce (ma la alzava, quando c’era bisogno, addestrato a parlare al megafono come tutti quelli che hanno vissuto gli anni Settanta). Tra le tante cose convincenti che fece ce n’è una molto interessante e capace di fornire un messaggio politico ancora oggi: il “restauro” di un asilo nido con i militanti della sede missina dell’Aurelio. Qual era il messaggio? La politica che si mette al servizio e che non sceglie le pratiche parassitarie di cui leggiamo in questi giorni, in queste ore. La politica che dice: faccio qualcosa di concreto per la mia città, non chiedo solo voti. 

Bè, per me sono ricordi importanti. In fondo la destra ha ora la responsabilità di scegliere: o riparte da Tony o continua con Salvini. 

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