Lunedì, 20 Settembre 2021
Le affinità elettive

Opinioni

Le affinità elettive

A cura di Annalisa Terranova

Anche il filosofo Abelardo apprezzava l’uovo di Pasqua

Cosa pensiamo acquistando o scartando un uovo di Pasqua? Alla sorpresa? Alla linea minacciata? Alle doti benefiche del cioccolato? Forse a tutte queste cose insieme. Ci godiamo il momento di festa. Ma l’uovo è anche un simbolo, cioè qualcosa che lega questo mondo a quello in cui la ragione non può inoltrarsi. E per questo un tempo le uova sode o decorate o in materiale prezioso da regalare venivano portate in Chiesa per essere benedette. E’ più o meno noto che l’uovo sia simbolo di Resurrezione. Ma perché?

Perché l’uovo è il cosmo che si rinnova, e ce n’è traccia nelle tradizioni religiose precristiane. L’uovo è la grande sfera che contiene lo spazio e il tempo cosmici, l’inizio, il grembo, lo stato perfetto degli opposti riconciliati. Il simbolismo dell’uovo come origine del mondo si trova in India, in Cina e in Giappone oltre che nell’Europa cristianizzata. L’uovo cosmico di rompe e dà origine alla creazione. A Pasqua si rompono le uova per ripercorrere un rituale d’inizio che fornisce alla creazione un segno nuovo, di speranza e rinascita. Un segno che ritroviamo anche a livello iconografico: sotto i piedi del Crocifisso di Burgos (custodito a Scicli) è raffigurato un uovo di struzzo. 

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Il Cristo Crocifisso di Burgos (Scicli) 

I filosofi dell’Occidente medievale hanno espresso questo concetto dell’uovo cosmico con molta semplicità: Abelardo spiegava che ciò che sta al centro dell’uovo è la terra, l’albume è l’acqua e la pellicola è l’aria. E Guglielmo di Conches osservava che come il tuorlo sta in mezzo all’albume così la terra sta al centro del cosmo. E nelle sue visioni teologiche Ildegarda di Bingen descrive l’universo come un “meccanismo rotondo e scuro, fatto a forma di uovo con la punta rivolta in alto”. 

A Pasqua per qualche ora il traffico gioioso di uova ci fa tornare, sia pur in modo del tutto inconsapevole, a una mentalità arcaica: l’universo come un tutto ordinato e non come spazio infinito, l’energia come un elemento finalistico e non puramente espansivo. E l’uovo come icona capace di evocare l’immagine di Dio, grazie al simbolo sferico che anche nella tradizione sapienziale era considerato l’unico accostabile alla sua potenza infinita. Recita infatti una delle enigmatiche massime del Libro dei 24 filosofi (XII secolo): “Dio è una sfera infinita, il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo”. 

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Anche il filosofo Abelardo apprezzava l’uovo di Pasqua

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