Giovedì, 28 Ottobre 2021
Le affinità elettive

Opinioni

Le affinità elettive

A cura di Annalisa Terranova

Varoufakis, il marxista in terrazza

Quella del dito medio alla Germania, va detto, è stata una birichinata ma che ha contribuito a rendere ancora più nitidi i contorni di un’icona della ribellione all’euroburocrazia: Yanis Varoufakis è il simbolo di una Grecia impertinente e non più succube, anche se alla fine tutti sanno che sarà lui a doversi piegare ma, in un mondo in cui l’immagine conta più della sostanza, il ministro “marxista” è vincente, anche grazie alla bella moglie Danae Stratos, un’artista, una “borghese giramondo” e ricca destinata a fare tendenza più di Carla Bruni in Sarkozy. 

Ma c’è stato l’incidente della terrazza, quella della casa di Atene, con vista sul Partenone dove la coppia al centro della curiosità europea è stata fotografata davanti a piatti di pesce alla griglia e vino di Santorini. Uno sfregio all’austerity? Una caduta di stile per un marxista tutto d’un pezzo? Francamente, non si capisce il perché di una polemica che sembra rievocare la retorica italiana contro la “sinistra al caviale”. 

Marx predicava contro la povertà e non contro il lusso, né ha mai scritto che la ricchezza era un peccato sociale, semmai una situazione da correggere se raggiunta sulla base dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. 

Quanto a Varoufakis, lui stesso ha detto di essere sì marxista, ma anche hegeliano, keynesiano e seguace di Hume. Ma per questo non dovrebbe cenare in terrazza? O precludersi di ammirare uno dei panorami più belli del mondo? Continuiamo piuttosto a goderci lo spettacolo di questo braccio di ferro tra i rigidi difensori del dogma del rapporto deficit-Pil al 3% e questo figlio di una Grecia disordinata e ribelle. 

E’ molto istruttivo e il modo in cui andrà a finire avrà ripercussioni anche sulle vicende di casa nostra. E lasciamo stare le cene in terrazza. Dai tempi delle caverne, quando i primitivi disegnavano scene di caccia sulle pareti, l’uomo manifesta una vocazione estetica. E’ un desiderio insopprimibile che nessuna scuola di pensiero, quella marxista come tutte le altre, potrà mai cambiare. 

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