Sabato, 31 Luglio 2021
Leggere il mondo

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A cura di Chiara Cecchini

#unlibroèunlibro? Sì e no (ma non dimentichiamoci delle librerie)

Un libro è un libro. Lo dice l'Associazione Italiana Editori ma lo dicono anche i lettori, perché che sia fatto di pagine o di bit, l'importante è che dentro ci siano le storie che vogliamo e dobbiame leggere.

Ma ad oggi il carteceo e il libro digitale sono due cose diverse, dal movimento che l'Iva sul primo è al 4 per cento mentre sugli ebook schizza al 22. Da noi come in altri paesi europei.

Ecco quindi l'iniziativa dell'Aie, con la campagna "Un libro è un libro" per chiedere l'equiparazione dell'Iva sugli ebook, a cui tutti possono aderire condividendo sui social network una propria foto con il pollice verso il basso.

Gli italiani leggono sempre meno, è vero. Secondo i dati Nielsen, nel 2013 i lettori "cartacei" sono calati del 9 per cento, mentre quelli "digitali" sono cresciuti del 17 per cento. Però è cresciuto il numero di e-reader, tablet e smartphone acquistati nel nostro Paese.

Ma un libro è un libro, sempre e comunque? Dipende. In realtà, no. Se è vero che quello che conta non è il contenitore ma il contenuto, il discorso cambia un po' se si guarda all'oggetto in sè. Il libro carteceo è considerato un genere di prima necessità ed è ritenuto essenziale per la diffusione della cultura: per questo l'Iva è bassa. Diverso è l'ebook. Per la legge, infatti, il libro digitale non è un prodotto culturale bensì elettronico. È un qualcosa in più, diciamo. Un servizio, non un bene. Non lo possediamo, abbiamo solo una licenza d'uso. Non possiamo nemmeno prestarlo senza compiere un illecito.

Dice Marco Polillo, presidente dell'Associazione Italiana Editori:

Continuare a considerare il libro elettronico al pari di un servizio digitale è una scelta che penalizza la diffusione della cultura e lo sviluppo della lettura. Il Ministro Franceschini ha fatto sua questa battaglia. Noi editori ci impegniamo ad aiutarla

Quindi un libro è un libro? A giudicare dalle 12mila conversazioni generate dall'hastag #unlibroèunlibro pare di sì. Il discorso però è sicuramente più complesso e non riguarda soltanto i lettori (e gli editori).

Io stessa ho avuto non poche difficoltà per decidermi a comprare un e-reader. Mi sentivo - e mi sento tuttora - in colpa: mi sembrava di essere passata al "lato oscuro", contribuendo con ogni mio acquisto digitale a fare chiudere una libreria di Roma, anche se a conti fatti per ogni ebook che scarico ne compro anche uno cartaceo. Scelgo con cura in quale libreria comprare. Rifuggo le grandi catene. Non per snobismo ma perché preferisco le piccole librerie indipendenti e quelle di quartiere.

Più che la questione dell'Iva, del bene di prima necessità o del servizio digitale, la vera partita è quella sul futuro delle librerie, le quali sicuramente devono fare i conti con il digitale (e magari prendere spunto dall'America, come suggerisce sul Fatto Quotidiano Marinella Zetti) ma per il momento sono quelle più in crisi. 

La campagna dell'Aie è giusta e sacrosanta, dal punto di vista dei lettori. Lo è anche dal punto di vista degli editori (e questo è fin troppo chiaro ed è difficile non leggere dietro la campagna dell'Aie un tentativo di allargare la ristretta platea dei lettori italiani cercando di coinvolgere, con un abbassamento dei prezzi, i potenziali lettori del futuro).

E per le librerie? Non sarà un caso che nel flusso delle 12mila conversazioni sul sito dell'Aie ci siano soprattutto lettori (anche vip) ed editori ma zero librai? 

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