Sabato, 5 Dicembre 2020
Leggere il mondo

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A cura di Chiara Cecchini

“La casa sul Bosforo”: una fiaba utopistica di coraggio e generosità

Nel 1980 un colpo di Stato instaurò in Turchia una dittatura militare: oppressione, liste di proscrizione, arresti politici, libertà soppresse cambiarono la vita di milioni di persone. Tra esse anche quelle dei personaggi di “La casa sul Bosforo”, il romanzo che Pinar Selek ha scritto attraverso i suoi ricordi di bambina prima e giovane donna poi, in cerca della propria strada e su cui si riflettono i tormenti politici e sociali di un Paese in difficoltà. Le vicende della studentessa rivoluzionaria Elif, del suo amico musicista Hasan, della giovane Sema e del tenero apprendista falegname Salah si intrecciano nel quartiere di Yedikule, pieno di storie e ricordi, con decine e decine di altri personaggi a loro volta con un passato alle spalle, abitudini, aspirazioni, sogni, piccoli gesti di generosità. Una quotidianità nella quale il lettore viene immerso fin dalle prime pagine, dalle quali salgono profumi e suoni di quel quartiere: una realtà viva e multietnica che lotta per restare umana mentre il mondo intorno a sé è sempre più convulso e violento. 

E se cominciassi a raccontare la mia storia alla maniera di Sema? C’era una volta… Ma no, non posso. Non è una favola, è la realtà

Un’ambientazione quasi fiabesca, come lo sono le peripezie di Elif, Hasan, Sema e Salah, che nell’arco di vent’anni si amano, si lasciano, si ritrovano. “La casa sul Bosforo” è infatti una fiaba moderna e piena di speranza. Giovani e meno giovani, confuse, appassionate, coraggiose, in questo libro sono le donne che mandano avanti l’azione, sfidando i pregiudizi, le ingiustizie sociali e combattendo per un mondo migliore. E dietro queste figure così forti non è difficile scorgere il profilo dell’autrice. Nata nel 1971, sociologia, ora insegna Scienze politiche all’Università di Nizza. Figlia dell’avvocato Alp Selek, che ha passato in carcere quattro anni e mezzo dopo il colpo di Stato del 1980, e nipote di Haki Selek, tra i fondatori del Partito dei Lavoratori turco, nel 1998 è stata arrestata perché accusata di complicità con il PKK e torturata per farle confessare i nomi dei suoi contatti. Malgrado l’annullamento della condanna e le numerose assoluzioni, Pinak Selek è costretta a vivere in esilio dal 2009.

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