Domenica, 25 Luglio 2021
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A cura di Chiara Cecchini

"Le assaggiatrici" di Rosella Postorino e il prezzo della sopravvivenza

Tre volte al giorno, un gruppo di donne sfida la morte per assaggiare il cibo che sarà poi servito a Hitler nascosto nella “Tana del lupo”, il cerchio intorno a lui sempre su stretto, la disfatta ormai sempre più vicina, gli orrori di quel periodo, nascosti o ignorati, pronti ad essere svelati. Tra di esse c’è Rosa, «berlinese» catapultata in mezzo alla foresta a casa dei genitori del marito disperso sul fronte russo, che viene scelta non sappiamo bene perché dal sindaco del paese per lavorare come assaggiatrice nel quartiere generale mimetizzato in mezzo alle conifere dove un Hitler sempre più paranoico e feroce dirige le operazioni sul fronte orientale.

E’ attraverso la sua voce che scopriamo una vicenda poco nota, quella di Margot Wölk, che per due anni e mezzo fu costretta dalle SS ad assaggiare il cibo del Führer: su quel periodo della propria vita mantenne il silenzio per più 70 anni, finché una giornalista non la ritrovò casualmente e raccontò la sua vicenda, che ha poi ispirato Postorino per il suo romanzo “Le assaggiatrici”. Un personaggio “minore” nel vasto quadro della Storia per un punto di vista insolito sul nazismo e sulla capacità dell’essere umano di adattarsi, di lasciarsi vivere, perché, dice Rosa alla fine del libro, «tutto quello che ho imparato dalla vita è sopravvivere». 

Rosa non è una nazista e ammette di non essere mai stata «una buona tedesca», non è una di quelle «invasate» che sono contente di donare la propria vita a Hitler, ma sa di non avere scelta: non ha un vero motivo per morire ma non ne ha nemmeno per continuare a vivere se non l'istinto. Diventa così una vittima “privilegiata”, perché per ogni boccone che l’avvicina alla morte in realtà riesce a rimanere in vita, può mangiare dopo aver patito la fame, trovando una parvenza di normalità nei rapporti con le altre donne che condividono con lei quel presente atroce senza futuro durante il quale, nonostante il mondo stia crollando, tutto continua tragicamente a svolgersi nell’illusione di preservare l’ordine imposto dal nazismo, nel quale le donne sono sempre e solo corpi da usare, condannate a «una morte da topi, non da eroi», perché «le donne non muoiono da eroi». Un tempo sospeso e carico di vergogna, piacere e terrore, gli stessi elementi che impastano la relazione che Rosa instaura con il tenente delle SS Albert Zigler, i cui occhi non riescono a farle paura mentre «lui l’aveva vista, la mia inclinazione alla morte, e aveva dovuto distogliere lo sguardo». 

Qual è il prezzo che si paga per rimanere in vita? Con una prosa affilata ed elegante, Postorino indaga le contraddizioni dell’essere umano messo di fronte all’orrore. «La capacità di adattamento è la maggior risorsa degli esseri umani ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana», ammette Rosa, che vive con il senso di colpa dei superstiti, si è fidata di chi sapeva che l’avrebbe tradita, sa di essere sopravvissuta perché non si è schierata e si è adattata per continuare a vivere, seguendo quello che alla fine è un istinto naturale, mentre ogni egoismo le sembrava assurdo e qualsiasi fede restava per lei un residuo di un passato scollato dalla realtà. «Abbiamo vissuto dodici anni sotto una dittatura, e non ce ne siamo quasi accorti. Che cosa permette agli essere umani di vivere sotto una dittatura? Non c’è alternativa, questo è il nostro alibi». 

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