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"Questo è il mio sangue": è arrivato il momento di parlare seriamente delle mestruazioni

Uno sguardo di sfuggita, poi la testa che si volta di scatto per verificare. Sì, sulla copertina di quel libro c’è davvero un assorbente interno. Un’immagine così insolita, quasi provocatoria, da fare alzare le sopracciglia in segno di sorpresa e persino di disapprovazione dal gruppo di persone che sono intorno a me sul tram. La copertina è quella di “Questo è il mio sangue” di Elise Thiébaut, uscito il 23 gennaio per Einaudi, e sopra c’è davvero un assorbente interno: un manifesto contro il «tabu numero uno», ossia le mestruazioni, a causa del quale «le donne subiscono una forma di oppressione che nessun uomo subirà mai».

Con uno stile ironico e a tratti anche brutale nella sua semplicità, Thiébaut compie un interessantissimo percorso per spiegare perché le mestruazioni siano ancora un argomento di cui non si può parlare, circondato da un alone di silenzio e ignoranza che sconfina ancora oggi nella superstizione. La giornalista francese parte dalla propria esperienza di donna, con i suoi «2400 giorni caratterizzati dalla perdita di quello che viene chiamato sangue mestruale» tra «aprile 1975 e febbraio 2015, esclusi il periodo della gravidanza e i traccheggi della premenopausa, più o meno quattrocento cicli». Quasi quarant’anni di dolori vari, problemi, situazioni imbarazzanti,  prese in giro, insulti più o meno velati, discriminazioni professionali, nei quali ogni donna si riconoscerà -  dalle fortunate che «io non mi accorgo nemmeno di avere le mestruazioni» a quelle che invece soffrono prima, durante e dopo le perdite - che sono lo spunto per un saggio che mescola medicina, antropologia, religione, economia ed ecologia.

Per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio o credenza folkloristica, si spiega nel dettaglio cosa accade ogni mese nel corpo delle donne, l’endometriosi, la sindrome da shock tossico, il sesso durante le mestruazioni, gravidanza, pubertà, menopausa. Si parla del rapporto che le religioni hanno con le donne mestruate, la contraccezione. Si smontano pregiudizi antichi e duri a morire. Si ricorda il giro d’affari che ruota attorno al business delle mestruazioni, dalla produzione di assorbenti e altri metodi, dalla loro sicurezza all'impatto economico che hanno fino al relativo smaltimento nell’ambiente. 

E’ un libro che gli uomini dovrebbe leggere, ma anche e soprattutto le donne. Perché pregiudizi e ignoranza fanno ancora parte dell’esperienza di gran parte di noi e non vengono perpetuati soltanto dall’universo maschile. Non c’è niente di più personale per una donna delle sue mestruazioni, eppure il più delle volte siamo noi stesse le prime a vergognarcene, a parlarne in codice persino anche quando non ci sono uomini in ascolto, a modificare i nostri comportamenti sociali in base ai nostri sanguinamenti mensili, in famiglia, sul lavoro, con il partner. Perché per ogni Kiran Gandhi che corre la maratona di Londra il primo giorno di ciclo senza né assorbente né tampone interno, sporcando la tuta di sangue, c’è anche chi continua a parlare di “regole”, “marchese”, “cose”, che non capisce ancora bene cosa accade al proprio corpo, fa movimenti da contorsionista per prendere dalla borsa il tampax senza farsi notare da nessuno come fosse una ladra, soffre in silenzio per anni senza sapere che quei dolori probabilmente sono causati dall’endometriosi, di cui probabilmente non conoscono nemmeno l’esistenza.

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E comunque, alla fine, a guardarmi con maggiore insistenza e stupore sul tram, mentre tenevo per le mani il libro di Thiébaut, era proprio le donne.

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«Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo» diceva Gianni Rodari Anche nei momenti più difficili, i libri sono la nostra bussola: ci aiutano a leggere il mondo che ci circonda e capire dove stiamo andando.

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