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La scuola ai tempi del coronavirus: la testimonianza di Elena

Elena, insegnante di scuola primaria di Novara

In questi giorni di emergenza la scuola deve affrontare la grande sfida della didattica online. Uno scenario spesso completamente nuovo sia per gli insegnanti che per gli alunni. 

Come tutte le comunità, anche quella scolastica deve cercare di dimostrarsi resiliente, riorganizzarsi e provare a superare le distanze con gli strumenti disponibili.

Elena è un’insegnante di scuola primaria di Novara. Noi di ActionAid l’abbiamo conosciuta in occasione dei progetti avviati durante Expo 2015 sul tema dell’educazione alimentare. Successivamente, ha coinvolto la sua classe in “Agente 0011” sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, un progetto sostenuto da ActionAid insieme ad altre associazioni che in queste settimane mette a disposizione attività da fare online aperte anche alle scuole non registrate. 

Ci siamo fatti raccontare da Elena come procedono questi giorni. 

“Inizialmente abbiamo assegnato i compiti tramite il nostro registro elettronico, condividendo anche schede da noi preparate e audio esplicativi. Da lunedì 16, sul nostro registro elettronico è stata caricata una nuova piattaforma: IMPARI. È molto ampia, dà moltissime possibilità di lavoro, si possono creare facilmente stanze virtuali, mappe, nuvole di parole chiave, si possono caricare lezioni, video, ma non è di così immediata comprensione. Ora passiamo il nostro tempo a studiare, a creare e a provare a condividere il materiale nelle varie classi”. 

Lo sforzo degli insegnanti in questi giorni è consistente: come ci racconta Elena bisogna preparare le lezioni e al tempo stesso studiare, aggiornarsi e accertarsi che tutta la classe sia in grado di usare le piattaforme, nuove per tutti. 

Come ActionAid ci occupiamo di progetti di lotta alla povertà educative e in questo frangente il pensiero va a bambini e ragazzi delle fasce più vulnerabili della popolazione. E quali siano le maggiori difficoltà da affrontare con la didattica online.

“È stato spiazzante, di colpo, da un giorno all’altro, passare dalla lavagna di ardesia col cancellino o al massimo dalla LIM, unite ad un gran frastuono, alla spedizione digitale di link e file, inviati in un silenzio assoluto. Poi c’è il tema delle differenze di opportunità e di mezzi, in questa situazione emerge con preponderanza. Le differenze tra chi ha un computer, una stampante, un telefono, un iPad e i genitori che si interessano, chiedono, sollecitano e chi invece ha i genitori che non hanno ancora capito bene, hanno soltanto un cellulare con la connessione difficile. Non tutti hanno gli stessi mezzi, le stesse opportunità, gli stessi stimoli”. 

E le priorità? Da dove si dovrà ripartire quando sarà possibile tornare in aula?

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“Sicuramente sarà fondamentale recuperare le fasce più deboli”, ci conferma Elena, provare a colmare il divario creato dalla distanza. Elena appare molto motivata nel suo lavoro. “Tutti devono avere lo stesso diritto allo studio: la scuola è di tutti. Se non è così, abbiamo perso tutti”.

LibeRIscatti

Fotografie dell'Italia, con i suoi problemi e criticità ma soprattutto con la sua voglia di cambiamento. Realtà, volti e persone prendono forma attraverso le storie di ActionAid, organizzazione internazionale che da oltre 40 anni lavora per sconfiggere povertà e ingiustizia sociale in Italia e nel mondo

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Commenti (1)

  • Stamattina a Prima pagina radio tre si sono dette un mucchio di falsità sulla scuola, sia da parte di un ascoltatore sia, più grave, da parte del giornalista dell'ANSA. Mi sento molto offesa come lavoratrice per il tanto ma tanto impegno richiesto e profuso al punto che lavoro fino a sera inoltrata con pdf circolari e email degli alunni che arrivano anche oltre le ore 20. Qui il testo del mio SMS di risposta alla trasmissione Sulla scuola: sono esterefatta delle parole dell'ascoltatore e della sua approvazione: da insegnante di liceo sappiate che non abbiamo mai lavorato tanto da quando è cominciata la chiusura della scuola. Da soli ci siamo dovuti organizzare senza neanche aver avuto il tempo di portare a casa i libri di testo. Noi facciamo videoconferenza la mattina correggiamo compiti su piattaforme mai viste prima o via email. Ho migliaia di email (ho 9 classi) che ho suddiviso per classe in cartella verifiche, cartella disegno A disegno B disegno C. La WEBCAM ha smesso di funzionare e online trovo solo quelle superiori ai 100 euro. Chi di noi ha gli esami di maturità e poi fa esami di riparazione sa bene che facciamo un mese di ferie obbligate su agosto. Perché dovremmo andare a scuola nei mesi estivi? Lo sapete che le scuole non sono altro che forni d'estate? Non ho avuto un giorno per elaborare il mio trauma di coronavirus anzi ho fatto lezione con la febbre e il sospetto di averla. Prendetevela con qualche altra categoria. E informatevi. Grazie degli insulti. Buongiorno Susanna Tocco, liceo Newton Roma

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