Lunedì, 27 Settembre 2021
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A cura di Action Aid

L’altra faccia di Ebola: le storie di chi ce l’ha fatta

Ebola colpisce ancora e continua a far paura. Sono 13.567 i casi, fra confermati e sospetti, registrati in Guinea, Liberia, Sierra Leone, Mali, Spagna e Stati Uniti d’America. Al 29 ottobre, i morti sono 4951 e il numero è destinato tragicamente a salire.

Gli sforzi messi in campo dalla comunità internazionale si concentrano non solo su coloro che hanno contratto il virus e lottano ogni giorno contro la morte ma anche sui loro famigliari e amici che rischiano di ammalarsi nell’assistere i propri cari e sui sopravvissuti, che hanno sconfitto il virus. 

Sono le storie di chi resta a rendere gli effetti dell’epidemia ancora più rilevanti. Quando si viene ricoverati per sospetto caso di Ebola, tutti i propri effetti personali, vestiti e oggetti che si avevano con se al momento del ricovero, vengono distrutti in quanto possibili fonti di trasmissione del virus. Una volta guariti, non si ha più nulla e molte persone sono così povere da non potersi permettere di comprare il necessario per ricominciare.

Negli ospedali, è partita una gara di solidarietà con medici e infermieri che regalano ai pazienti dimessi vestiti e beni di prima necessità. Tuttavia, il numero di chi ha bisogno di questo tipo di assistenza sta crescendo ed è necessario mettere in campo sforzi coordinati per rispondere anche a quest’altra faccia dell’epidemia. 

Matenneh sta per diventare nuovamente mamma. Ebola le ha portato via suoceri, cognato e da ultimo, suo marito. Dopo nove giorni di ricovero all’ospedale di Monrovia, nove giorni di completa solitudine perché, come afferma Matenneh “Intorno alle persone colpite da Ebola c’è una fortissima stigmatizzazione sociale e nessun altro membro della famiglia si è fatto avanti per sostenere me e i miei figli. Non c’era nessuno con me al centro di trattamento ad ascoltare il referto dei medici sulle condizioni di mio marito”, il marito è morto. Per precauzione, lei e i suoi figli sono stati messi in quarantena per ventuno giorni.

“Mentre eravamo in quarantena gli attivisti di ActionAid si sono presi cura di noi. Venivano a trovarci, si informavano sulla nostra salute e ci portavano cibo, sapone, secchi con acqua pulita e prodotti per disinfettarci. Hanno giocato con i bambini e non mi hanno fatto mai mancare l’incoraggiamento per guardare avanti” dichiara Matenneh.


Per le persone costrette all’isolamento anche gesti quotidiani quali fare la spesa o andare scuola, diventano impossibili. Abbandonati a se stessi, per andare avanti bisogna affidarsi all’aiuto degli altri. In Liberia, ActionAid è impegnata nella distribuzione kit che includono abiti, cibo e articoli di base per l’igiene, come dentifricio e sapone. Si tratta di beni essenziali che non solo assicurano un po’ di cibo e pulizia, ma aiutano le persone, soprattutto, a recuperare la loro dignità. 

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Sierra Leone - La piccola Lye partecipa ad una sessione organizzata dai volontari di ActionAid, sulle norme igieniche (come i lavarsi spesso le mani) da attuare per prevenire Ebola

Liberia- ActionAid, con la collaborazione di un partner locale, assicura supporto psicologico alle famiglie e alle comunità colpite da Ebola, assistenza sanitaria e organizza iniziative che mirano ad aumentare la consapevolezza dell’importanza della prevenzione.

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