Mercoledì, 25 Novembre 2020
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A cura di Action Aid

Insegnare ai tempi del Coronavirus. La testimonianza di Chiara

Immagine di repertorio Ansa

In queste settimane la scuola è chiamata ad affrontare una grande sfida e imparare a muoversi in uno scenario completamente nuovo sia per gli insegnanti che per gli alunni. 

A Chiara, docente di scienze e matematica nonché responsabile di plesso nella scuola secondaria di primo grado di Pinerolo (Torino), abbiamo chiesto come sta vivendo questo periodo.

“Le persone stanno seguendo le regole scrupolosamente anche se per alcuni, in un primo momento, è stato difficile. Abbiamo organizzato la didattica a distanza, dapprima attraverso il registro elettronico e poi attraverso Google classroom. La nostra scuola aveva già un account per Google education e molti docenti dell’istituto avevano seguito durante lo scorso anno un corso per l’uso della piattaforma. Non è stato facile ma, dopo il primo smarrimento, ora le famiglie e gli alunni si stanno abituando alla nuova modalità". 

L’organizzazione delle lezioni non è affatto semplice e le difficoltà possono essere molteplici: dalla connessione non sempre costante che penalizza la qualità delle lezioni al dover modificare la didattica in tempi record. Inoltre, può essere un problema “la richiesta del numero di dispositivi per famiglia. Io ho tre figli, di cui due alle superiori, che sono connessi dalle 8 del mattino almeno fino alle 14, il terzo ha anche videolezioni e poi ci sono io che devo fare le mie. Questo significa quadruplicare i device. C’è inoltre il rischio di perdere una parte di alunni e quindi la scuola diventa esclusiva. Si perdono quegli alunni che non hanno un contesto famigliare di supporto”.

Chiara ci conosce ormai da qualche anno, da quando, con le sue classi, partecipa ad “Agente 0011”, un progetto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sostenuto da ActionAid insieme ad altre associazioni che in queste settimane mette a disposizione attività da fare online aperte anche alle scuole non registrate.

“Anche il ruolo delle associazioni del terzo settore è importante in questo momento perché ci stanno fornendo delle attività di didattica innovativa e non formale da proporre agli alunni. Agente0011, ad esempio, è uno stimolo per i ragazzi ad approfondire anche argomenti diversi e a usare le tecnologie in modo costruttivo, anche se inevitabilmente manca la dimensione dell’attività di gruppo”.

Quando le chiediamo cosa le manca più di tutto in questo momento e quali saranno le priorità una volta che si potrà ritornare a scuola non ha dubbi.
“Il recupero della didattica laboratoriale, la dimensione dell’imparare facendo, ma con il confronto diretto. Questa insieme alla trasmissione non verbale è ciò che mi manca di più in questo momento. Il docente non è un semplice propinatore di nozioni, ma è dall’interazione con la classe che nasce l’apprendimento. È un momento difficile per tutti, ma dobbiamo prenderlo anche come un’opportunità. Da questo periodo non si tornerà completamente indietro, si scopriranno potenzialità anche in questa didattica, che però non cancellerà mai l’importanza dei rapporti umani”.

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