Lunedì, 26 Luglio 2021
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A cura di Action Aid

L’Italia maglia nera nella lotta alla povertà

Immagine di repertorio

Il nostro paese può e deve fare di più per contrastare la povertà sia all’esterno che all’interno dei propri confini nazionali. E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge da “L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo – Un’agenda a 360°”, il rapporto pubblicato annualmente da ActionAid che illustra l’impegno dell’Italia per contrastare povertà ed esclusione sociale. La pubblicazione è stata presentata a Roma in occasione dell’evento “ITALIA – BRASILE la partita decisiva. Dall’eredità dell’EXPO2015 al countdown verso #‎Rio2016”, al quale hanno preso parte importanti interlocutori internazionali e nazionali come ‬‬‬‬‬‬Celso Amorim, Ambasciatore della Repubblica federativa del Brasile, già ministro degli Esteri, Tito Boeri, Presidente Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e Giovanni Malagò, Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

Per quanto riguarda l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS), ovvero la porzione di PIL che si decide di destinare ai Paesi in via di Sviluppo per supportarli nel cammino verso una crescita economica duratura e sostenibile nel tempo, l’Italia si è fermata allo 0,19% del prodotto nazionale lordo nel 2014, ben lontano dallo 0,7% concordato a livello internazionale, che avrebbe dovuto raggiungere nel 2015. Tra i paesi OCSE, il nostro si colloca in diciottesima posizione, insieme con Giappone, Stati Uniti e Portogallo, e prima della Spagna (0,13%); tra i paesi del G7 è invece in ultima posizione e a tal proposito, il Premier Renzi si è impegnato a portare il nostro Paese al quarto posto nel 2017, anno in cui l’Italia presiederà il G7.

Il continente che riceve la quota più grande di aiuti bilaterali dall’Italia è l’Africa (32%) mentre si registra una contrazione del supporto alla cooperazione in Asia (10%). In particolare, il paese più finanziato è l’Afghanistan con 22.412.240 di euro nel 2014, seguito da Etiopia (€ 20.243.069), Mozambico (€ 15.861.953) e Territori Palestinesi (€ 12.641.867).

Anche in casa propria, l’Italia potrebbe fare di più. Con 4milioni di persone che vivono in condizione di povertà assoluta, il nostro Paese è l’unico dell’Europa a 15 a non avere una qualche forma di reddito minimo garantito strutturato.

Secondo Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid:

“Per tornare ad essere campioni nella lotta alla povertà, occorre sapersi ‘allenare’ anche a casa propria, adottando scelte e politiche coerenti sul piano nazionale per essere credibili sulla scena internazionale. Il piano triennale contro la povertà, inserito dal governo nella Legge di stabilità 2016, può segnare un’inversione di rotta, ma le misure che verranno introdotte nei prossimi mesi dovranno essere stabili, sufficienti per l’intera platea dei beneficiari, e prevedere un adeguato mix di contributi economici e percorsi di inserimento sociale. Invitiamo il governo a percorrere con coraggio questa strada. Paesi come il Brasile, che si prepara a ospitare le Olimpiadi, hanno dimostrato che la povertà si può combattere con successo, lavorando insieme con la società civile e con un progetto strutturato”

La povertà, inoltre, non colpisce allo stesso modo donne e uomini. Dall’elaborazione dei dati Eurostat 2013 fatta da ActionAid, emerge che è la Lettonia il paese dove è maggiore il divario del rischio povertà a sfavore delle donne (4,3%), seguito da Lituania (4%), Estonia (3,8%) e Cipro (3,1%). L’Italia si assesta al 2,7%, mentre solo Danimarca, Spagna, Polonia, Ungheria e Slovacchia presentano un divario a sfavore degli uomini. Tuttavia, rimane difficile misurare la povertà femminile in quanto la valutazione avviene a livello familiare e non individuale. Secondo ActionAid, è quindi fondamentale creare degli indicatori capaci di prendere in considerazione tutte le variabili che influiscono sulla povertà femminile e rendere concrete misure per ridurre il carico del lavoro di cura che grava sulle donne e ridistribuirlo più equamente tra uomini, donne e tra famiglie e istituzioni.

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