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Venerdì, 21 Giugno 2024
Lo sfasciacarrozze

Lo sfasciacarrozze

A cura di Diego Giorgi

Grillo mente sapendo di mentire

Sono anni che Beppe Grillo attacca i giornalisti. Se l’è presa con noi al tempo degli scandali della Parmalat, della Cirio, del primo V-Day. Se l’è presa con noi quando era solo Beppe Grillo e un blog, prima che l’opinione di uno coinvolgesse quella del 25% degli italiani. L’accusa è sempre la stessa: non raccontiamo le cose come stanno perché abbiamo venduto l’anima al diavolo. E pace se le cose stanno sempre come dice lui o chi per lui. Venduti e comprati; quindi corrotti e avidi. Prostituiti ai poteri forti, gli stessi che ci danno il pane. Il ragionamento non fa una piega, anche perché le pieghe non sono contemplate dalle super filosofie.

Sarà vero? Che abbia ragione Grillo? No. Intendiamoci: il giornalismo è pieno di buchi neri e storpiature; di tifoserie e di titoli che si danno contro. Ma non è quello che racconta Grillo. Perchè farlo, allora? Facile, deve sfruttare la frottola. Fatto il mostro si crea la medicina, con la controinformazione del tempio (il blog) che si fa a sua volta sovrastruttura, stavolta però pura. Ecco la propaganda della guarigione, la cura Matrix: pillola azzurra o pillola rossa. Ecco lo schema imperante: con me la verità, qualunque verità altra è contro di me.

Super filosofia, super dialettica. E liste di proscrizione dei giornalisti italiani. Nome, cognome, testata, foto segnaletica, offese della tribù. Un po' di solidarietà tra chi nei 5 Stelle ha preso le distanze da questa pratica fascista; le ragioni ragionate della rabbia; la rabbia cieca, quella sgrammaticata, nell’anima e nella tastiera (un fenomeno in cui spesso la seconda eventualità insegue la prima). Grillo, il capopopolo che da in pasto al web i giornalisti nemici. Benvenuti nel Colosseo del terzo millennio. Panem et circenses e dialettica negativa a saldo.

E tuttavia che questa battaglia sia un trucco è evidente da un dato numerico. Grillo è ovunque, in ogni giornale, in ogni telegiornale. Eppure, in questo ovunque, racconta di non esserci mai. E allora, per onor di verità, perché spesso in politica la verità passa dai numeri, sono andato a vedere lo spazio che ha dedicato il mio giornale, Today.it, a Beppe Grillo. Ho inserito la parola ‘Grillo’ nel ‘Cerca’. Risultato? 1090 articoli (questo sarà contato come il 1091esimo) spalmati in 73 pagine web piene zeppe di titoli. E dire che siamo un quotidiano giovanissimo. Decido allora di essere meno aziendalista. Così entro su Repubblica.it. Stessa procedura: clicco sul cerca e digito Beppe Grillo. Il motore di ricerca interno al giornale fondato da Eugenio Scalfari si ferma a 12.182 risultati. Che non mi pare sia una cifra, diciamo, silenziosa.

Al netto della propaganda, Beppe Grillo è uno dei personaggi politici più sovraesposti della storia repubblicana. Mente sapendo di mentire. Il capo maggiore del Movimento 5 Stelle, controvertendo questa verità storica, usandola a suo piacimento, lamentandosene quotidianamente, assassina il passato, disperde il reale e se lo prende.

Da 1984, di George Orwell:

“Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale propria nell'atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l'unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all'occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell'indurre l'inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bispensiero" ne implicava l'utilizzazione”.

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